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A 13 anni Amad Traoré aveva già le idee chiare: voleva diventare un calciatore professionista, correre a cento all’ora sull’erba verde accanto a Paul Pogba, 9 anni più grande di lui e una maglia della Juve addosso, il suo idolo di sempre. Nel dicembre del 2015 era riuscito ad avvicinarlo e abbracciarlo, inaugurando con quello scatto il suo profilo Instagram. Senza sapere che solo cinque anni dopo finirà lui stesso in prima pagina, sotto i flash di una fotocamera, con la divisa rosso fiammante dello United cucita addosso e le mani portese in avanti. Per riabbracciare lui, Paul Pogba, quel mito di bambino che da gennaio gli servirà assist per i suoi gol. A dimostrazione che sì, lo scrive sui social con tre punti esclamativi, “i sogni si avverano”.
 
LA VERA IDENTITA' - Perché il profilo Instagram del giovanissimo talento ivoriano è molto più di una vetrina con i cassetti aperti e i sogni appesi: è il suo mezzo per esprimersi, per raccontarsi, con poche parole dritte al cuore e al nocciolo del discorso. E’ lì che, quando l’11 luglio l’Italia del calcio si interrogava su chi fosse davvero quell’esterno d’attacco dai piedi fatati, nel giorno del suo diciottesimo compleanno, lui modificò il suo nome: Amad Diallo, “non chiamatemi più Traoré” il sottotitolo inespresso. Ma nella nazione che mangia pane e calcio, se quando esplodi ti chiami ‘Ibra’ o ‘Cr7’ non c’è modo di toglierti quell’etichetta di dosso. E così, un po’ per riconoscibilità e un po’ per marketing, al suo vero cognome Diallo, Amad è stato costretto ad aggiungere di nuovo ‘Traorè’ per gli affezionati dalla memoria lunga. 
 
IL FINTO PADRE- Era stato uno scandalo quello scoppiato in casa nerazzurra in piena cavalcata di ripartenza, un nuovo caso ‘Eriberto-Luciano’ che rischiava di compromettere il pupillo della Primavera con l’ombra dei 6 mesi di squalifica. Accusa di ‘falso e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina’ per la 41enne Marina Edwige Carine Teher, in arte ‘mamma’ di Amad e dipendente dell’Atalanta, e del 45enne Hamed Mamadou Traoré, ‘padre in prestito’ del nerazzurro e del fratello Hamed Junior, che gioca nel Sassuolo. Questo stratagemma avrebbe consentito l’ingresso irregolare in Italia delle promesse del calcio ivoriano, ascoltate dalla procura nel corso dell’inchiesta come persone informate sui fatti. 
 
QUEL TORNEO NATALIZIO- Perché Amad Diallo è nato ad Abidjan, in Costa d’Avorio, ma era arrivato in Italia quando aveva solo 8 anni, già bravo a tirare calci al pallone in provincia di Parma, una costante nella sua giovane vita: dalla procura di Parma è partita l’indagine, città a cui tre mesi dopo-promesso in prestito- volterà le spalle per guardare oltre Manica. Ma è nel torneo natalizio del 2014 che la sua vita subisce una svolta: il futuro ‘79’, tra i più piccoli di statura e di età, si mette in mostra nel G.S. Boca Barco Alpiplast di Bibbiano e l’Atalanta prende subito accordi per averlo, battendo sul tempo Inter, Juve e Milan. 
 
DOTI DA ALIENO- E in cinque anni, nel vivaio più famoso della nostra Penisola, Amad Diallo brucia tutte le tappe, conquistandosi i titoloni delle testate proprio nell’ultimo giorno di mercato, quello solitamente riservato alle Star, con colpi di scena nelle trattative e cifre da far girar la testa. Il Manchester United ha trovato l’accordo con l’Atalanta per il suo acquisto: 25 milioni di parte fissa più 15 milioni di bonus, 40 in totale!, con un 15% sulla futura rivendita. Non solo, ad Amad spetta un contratto quinquennale da 1,5 milioni a salire. Numeri pazzeschi e quasi folli se si pensa che è stato sì il primo 2002 a segnare in Serie A (nel 7-1 all’Udinese del 27 ottobre 2019), ma resta pur sempre un 2002 che nella massima serie ha collezionato 3 scarne presenze e per soli 24’ complessivi. Eppure a smuovere i contanti degli inglesi sono bastate le sue doti da alieno, uniche nel loro genere: mezz’ala nel Dna, Diallo sa spostarsi anche sulla trequarti con famigliarità, schizzando dalla destra e rientrando da mancino. Un mix di tecnica favorita da un fisico anomalo e raro grazie a un ‘peso piuma’, al baricentro basso, alla corsa alla ‘Bolt’ e al sinistro micidiale. Ma è sfogliando il suo Cv che lo United ha strabuzzato gli occhi e sollevato la cornetta: una freddezza da campione, un’ala destra capace di sfornare assoli e gol sempre nei momenti giusti, come per la doppietta da tredicenne che valse lo Scudetto Giovanissimi, nella semifinale e finale dell’Under 17, nelle reti da capocannoniere nel trofeo Beppe Viola, e nello Scudetto con la Primavera che gli valse la Prima Squadra da minorenne. In 41 presenze all’U17 nerazzurra, sforna 23 gol e 6 assist; 13 centri e 15 cross da reti li colleziona invece nelle 46 gare della Primavera. Numeri irraggiungibili e allucinanti. Buttato nella mischia sempre sotto età, si è rivelato sempre il migliore. Il più piccolo tra i più grandi che a gennaio 2021, sciolte le questioni di permesso di lavoro, vestirà la maglia dello United accanto al suo grande idolo Pogba.