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Spesso la passione estrema porta i tifosi a rendere senza limiti il loro grado di permalosità tanto da fargli raggiungere, così, un livello di cecità che ha ben poche giustificazioni. Le proteste e anche gli insulti riservati a Vidal e a Callejon da parte degli ultras interisti e fiorentini hanno ben poco di legittimo se, come è giusto che sia, si vuole andare oltre la siepe del campanilismo più ottuso.

Il giocatore dell’Inter si sarebbe reso colpevole di un gesto offensivo quando ha baciato lo stemma della Juventus sulla maglia del suo ex compagno Chiellini che ovviamente non poteva baciare causa Covid. Il giocatore della Fiorentina non avrebbe esitato a compiere uno sgarbo ideologico contro i sostenitori viola andando negli spogliatoi dei sui ex compagni napoletani e facendosi fotografare insieme con loro. Sui peccati commessi dai due atleti è giusto usare i tempi al condizionale per la semplice ragione che nel loro comportamento non vi è stato nulla di premeditato e soprattutto perché, così facendo, entrambi hanno dimostrato di possedere ancora un minimo di sensibilità e di senso dell’amicizia.

Al proposito mi piace ricordare quella domenica di pomeriggio, con un bel sole primaverile, allo stadio Franchi di Firenze. Era l’aprile del 1991 e Roberto Baggio faceva ritorno, con la maglia della Juventus, sul campo della città che lo aveva visto re. Il “Divin Codino” si rifiutò di calciare il rigore concesso ai bianconeri e poi sbagliato da De Agostini e subito dopo venne sostituito dall’allora tecnico di Madama, Gigi Maifredi. Uscendo la terreno di gioco Baggio ricevette la standing ovation di tutto il pubblico, si inchino per raccogliere una sciarpa viola che gli era stata lanciata e con quella stretta tra le mani infilò la scala che porta allo spogliatoio. Un gesto molto chiacchierato, ma alla fine non censurato, perché dimostrava quanto il campione non fosse uno dei tanti e fin troppi mercenari del calcio.
Baggio, con la Fiorentina, aveva vissuto stagioni stupende e indimenticabili non soltanto sotto l’aspetto professionale. Tra lui e la città era stato amore vero e lo era ancora. Una partita da avversario, non da nemico, non avrebbe potuto biodegradare quell’affetto profondo. Roby prima era un uomo, provvisto della sua sensibilità e senso di riconoscenza. Soltanto dopo era lavoratore del pallone al sevizio di una causa diversa. Vidal e Callejon, rispettivamente nella Juventus e nel Napoli, hanno vissuto stagioni che in loro hanno lasciato il segno. Così hanno dimostrato di possedere ottima memoria e soprattutto un cuore. E se i tifosi che hanno sparato loro addosso avranno il buon senso di ragionare sulla vicenda capiranno di avere torto.