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    Onana fa il Maignan, Inzaghi e i suoi sei difensori mandano l'Inter in paradiso 12 anni dopo

    Onana fa il Maignan, Inzaghi e i suoi sei difensori mandano l'Inter in paradiso 12 anni dopo

    • Alberto Cerruti
      Alberto Cerruti
    Una settimana dopo il Milan è promossa anche l’Inter. Dallo 0-0 dei rossoneri in casa del Tottenham all’identico 0-0 dei nerazzurri in casa del Porto, la storia si ripete e così Milano, a diciassette anni di distanza dall’ultima volta nel 2006, torna a essere l’unica città ad avere due squadre nei quarti di finale di Champions League. Giusto, giustissimo, così, perché gli uomini di Inzaghi, come quelli di Pioli, hanno il merito di capitalizzare il gol di vantaggio dell’andata, grazie alle parate di Onana, già decisivo a San Siro, migliore in campo a Oporto come Maignan lo era stato a Londra. E’ il portiere nerazzurro, infatti, a deviare sul palo l’ultimo disperato tentativo dei portoghesi quando sta per scadere il centesimo minuto, subito dopo un salvataggio altrettanto decisivo sulla linea di Dumfries. Un pizzico di fortuna, d’accordo, ma anche il premio alla grande attenzione difensiva di tutta la squadra e in particolare del trio iniziale Darmian-Acerbi-Bastoni, che nel finale si trasforma in un altro trio non meno attento, Skriniar-De Vrij-D’Ambrosio. Con l’unico neo, anche in questo caso simile a quello del Milan, rappresentato dal fatto che l’Inter non ha saputo sfruttare le occasioni per segnare e quindi chiudere in anticipo la qualificazione senza aspettare il fischio finale.

    AVVIO LENTO - L’Inter incomincia a giocare dopo un quarto d’ora in cui il Porto si illude di segnare un paio di volte con le conclusioni di Uribe ed Eustaquio, che però non sorprendono Onana. Il segnale del risveglio è offerto da Dzeko, il cui sinistro non è sufficientemente angolato. Quanto basta, comunque, per raffreddare il clima bollente del “Dragao”, anche se l’Inter ha il torto di non insistere, lasciando l’iniziativa ai padroni di casa che attaccano a folate, cercando soprattutto Taremi e il suo compagno di reparto Evanilson.

    LAUTARO SOLO - L’impressione che il Porto offra più fumo che arrosto è testimoniata dal fatto che nel primo tempo Onana non deve compiere le stesse prodezze della gara d’andata, prima del gol di Lukaku. Proprio per questo, però, ci vorrebbe un’Inter più propositiva. La squadra di Inzaghi, invece, procede a strappi senza sfruttare le fasce laterali perché Dumfries a destra avanza troppo poco, mentre Dimarco a sinistra si preoccupa più di difendere. A poco servono, quindi, le accelerazioni di Barella, il più intraprendente dei tre centrocampisti centrali, perché Mkhitaryan e Calhanoglu sono impegnati soprattutto in fase di interdizione. E così, mentre Dzeko cerca di arretrare per toccare qualche pallone, Lautaro rimane troppo isolato e comunque mai pericoloso quando potrebbe puntare verso la porta.

    PORTO SPUNTATO - Per fortuna dell’Inter, il Porto appare meno pericoloso del temuto perché al momento del dunque appare spuntato e troppo prevedibile. I demeriti dei biancoblù di Conceicao si mescolano comunque con i meriti dei gialli di Inzaghi che giocano una grande partita difensiva, con i titolari che incominciano la partita e con i panchinari che Inzaghi manda in campo nel finale. Più di Lukaku che rileva Dzeko, mentre D’Ambrosio sostituisce Dimarco, dà una mano nel finale Skriniar al posto del bravissimo Darmian, a dimostrazione di una prova collettiva, al di là degli acuti dei singoli, a cominciare da Onana. E così alla fine Inzaghi si gode un traguardo importantissimo perché l’Inter torna nei quarti dodici anni dopo. Il modo migliore per prepararsi alla sfida di domenica contro la Juventus, per blindare almeno il secondo posto in campionato.

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