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Com’era più? ‘Il fine giustifica i mezzi’? Di sicuro, classifica della Sampdoria alla mano, viene da pensarlo. Trenta punti, riflettendo sulla partita con la Fiorentina e sulle ultime prestazioni dei blucerchiati, sono un mezzo miracolo. Teniamoli stretti, va bene così e non potrei essere più felice. Lo scatto verso la salvezza di ieri è stato determinante, si è trattato di uno strappo deciso, netto, capace virtualmente di spazzare via sgradevoli sorprese nel girone di ritorno. E’ brutto da ammettere, lo so, però guardando la realtà dei fatti si potrebbe quasi dire, fuori dai denti, che ora è concesso anche perdere con Lazio e Atalanta. Tutto il resto è un di più, tranne affrontare il derby con il sangue agli occhi. Per una volta nella gestione Ranieri, lo pretendo. Purtroppo, le buone notizie finiscono qui. Lasciamo da parte le considerazioni sul gioco, o certi trionfalismi. Non è il caso. 

Sampdoria-Fiorentina, se mai, ha evidenziato alcune preoccupanti lacune e mancanze. Non possiamo neppure definirle una novità, sono le stesse trascinate dietro da inizio stagione. Ed è preoccupante non avere ancora notato una minima correzione, o tentativi di invertire la rotta. Il Doria ha vinto segnando due gol con 3 tiri in porta sugli 8 complessivi. Gli avversari ne hanno fatti il doppio esatto: 16 totali, 6 nello specchio. Pure il dato sulle parate va in questa direzione: 5 di Audero, 1 di Dragowski. Intendiamoci, non è una pecca avere il portiere migliore, anzi, tutt’altro. A numeri uno invertiti, probabilmente avremmo dovuto raccontare un altro pomeriggio. Qualche volta lo si definisce ‘cinismo’, altre ‘cattiveria’, altre, in maniera più aulica, ‘culo’. Ecco, non sono solito attribuire alcuna vittoria al fattore C, il calcio non funziona così, però diciamo che ieri al Ferraris la componente ‘culo’ era al 55% rispetto al resto. Facciamo pure 60%, va. Non c’è niente di male, ma esserne consapevoli è doveroso. Poi se volete possiamo pure trincerarci dietro alle frasi fatte, “Chi vince ha sempre ragione” e altre battute del genere, ma le analisi vanno fatte con obiettività, a prescindere dall’empirismo sull'1X2 e sui risultati.

Trovo poco logica e comprensibile l’ennesima formazione messa in campo da Ranieri. Il 4-4-1-1 iniziale, corretto subito in una sorta di 4-2-3-1 quando il Doria attaccava, sembrava non lasciare punti di riferimento ai blucerchiati stessi, più che alla Fiorentina. Ho avuto l’impressione di elementi spaesati e poco sicuri su quale zolla di campo occupare. Capisco la necessità di lavorare su più moduli, e la capacità di adattarsi e variare assetto è certamente un plus. Questo discorso però vale se la squadra gira, se gli interpreti si trovano a memoria nonostante le correzioni, e se la qualità complessiva non ne risente. Viceversa, quando anche solo una di tali caratteristiche viene a mancare, conviene intraprendere un’altra strada. Forse sarebbe meglio focalizzarsi su uno spartito ben preciso, da imparare a memoria, con cui sentirsi confidenti e sicuri, e soltanto in seguito, se mai, ragionare su arabeschi e ‘piani B’. L’anno scorso la fortuna della Samp è stata un sistema di gioco, il vecchio e affidabile 4-4-2, in grado di infondere tranquillità nei calciatori. Non vedo perché non insistere su questo tasto pure per la stagione in corso, magari armeggiando sul 4-3-1-2. Le due punte con il trequartista a sostegno sono il schieramento con cui il Doria 2020-2021 si trova meglio, lo abbiamo scritto tutti quanti una marea di volte, quindi per quale motivo non eleggerlo a base di partenza? Per fortuna non lo penso solo io. Capello, nel post partita di Inter-Lazio, ha sottolineato l’importanza per un allenatore di poter contare su un undici ben definito. “Le sostituzioni sono una cosa, i cambi di formazione un’altra” ha detto Don Fabio, e mi trova pienamente d’accordo.
Fare quaranta punti deve essere tutt'ora l’obiettivo primario della Sampdoria. Credo e temo serviranno ancora un po’ di partite per arrivare alla fatidica quota. Poi però dovremo guardare la realtà in faccia. Considerando il contorno societario, le ambizioni dai vertici della dirigenza in giù, e gli stimoli dei calciatori e dell’allenatore, non potremo contare su alcun tipo di pungolo e incentivo. Galleggeremo in un limbo fino al termine della stagione. Per certi versi, ci spero pure. Se tale scenario lo raffrontiamo ai patemi dell’anno scorso, è già un successo. Però, considerando l’assenza di obiettivi a medio-lungo termine, almeno mi auguro di assistere ad una squadra più propositiva e spregiudicata, meno coperta e abbottonata. Magari una compagine con un abbozzo di trame e voglia di mettersi in vetrina. Ma mica per attaccamento alla maglia, non sono così ingenuo da crederci, piuttosto per mostrarsi e farsi notare dagli addetti ai lavori. 

Accetto con gioia di turarmi il naso e festeggiare per tre punti presi alla Fiorentina, se essi si riveleranno cruciali nella corsa salvezza. Passati i quaranta però questo discorso non varrà più. Già avverto un diffuso e crescente scollamento nei confronti dei risultati sul campo, acuito pure dall’impossibilità di recarsi allo stadio, dal solco impossibile da colmare ormai scavato tra società e tifoseria, dall'inesistente programmazione e dall’assenza di qualsivoglia miraggio di traguardo sportivo diverso dal galleggiamento. Di tutto ciò abbiamo preso atto da tempo. Però evitarci il supplizio di altre Sampdoria-Fiorentina, o Benevento-Sampdoria, quando si pptrà fare senza compromettere l’unico traguardo plausibile, credo sia dovuto.

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