Per quel che vale il mio consiglio, esorterei vivamente il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, a non cedere all’offerta (che ancora non c’è) di vendere Allan al Paris Saint Germain.

Premesso che per un Napoli da scudetto Allan dovrebbe rimanere a prescindere (adesso, la prossima estate, sempre), penso che una sua eventuale cessione nell’ultima settimana di mercato non farebbe contenti né i tifosi (che De Laurentiis colpevolmente snobba), né l’allenatore Carlo Ancelotti, spesso silente, di sicuro aziendalista, finora mai in dissidio, anche minimo, con il proprio presidente.

Ancelotti è l’allenatore che tutti i padroni vorrebbero. Perché è equilibrato, saggio, onesto, non chiede mai nulla, accetta, abbozza, fa la squadra con i calciatori che gli mettono a disposizione, ottiene risultati e successi senza gloriarsene troppo. Tuttavia, quando arrivò a Napoli, non ci fu uno che dubitasse a proposito della seguente considerazione: il suo ingaggio favorirà l’arrivo di uno o due top player.

Invece non solo non è stato così, ma il Napoli non ha praticamente fatto mercato né nella sessione estiva, né in questa di gennaio, altrimenti definita riparatoria. Si dice che De Laurentiis e Giuntoli abbiano gettato le basi per alcuni colpi a giugno, anche se Barella, possibile sostituto di Allan, preferisce l’Inter e l’ha fatto capire.

Se non arrivasse il capitano del Cagliari (che comunque lo vuole trattenere fino a fine stagione) probabilmente toccherà a Pablo Fornals, 22 anni, ovviamente centrocampista, in forza al Villarreal dove è cresciuto. Ma un indizio aiuta a capire che il Napoli potrebbe fiondarsi su Fornals fin da subito. Dalla Spagna, infatti, danno per fatto il trasferimento e l’accordo sarebbe stato trovato sulla base di trenta milioni. Se così fosse, la partenza immediata di Allan potrebbe essere la mossa successiva: il brasiliano andrebbe al PSG per una cifra tra gli ottanta e i cento milioni e Ancelotti potrebbe sostituirlo proprio con Fornals.

Ora, dato per scontato che l’allenatore del Napoli non proferirà verbo, siamo proprio sicuri che uno (Allan) valga uno (Fornals)? E, ammesso che Fornals sia perfino meglio di Allan, qualcuno pensa che inserire un giocatore in un sistema di gioco nuovo e con compagni diversi sia così automatico e dia gli stessi frutti? Conoscendo assai bene Carlo Ancelotti so come la pensa, ma so anche che, oltre al suo carattere pacioso e al suo stile misurato, esiste un’altra ragione per la quale non vuole entrare in conflitto con De Laurentiis. Ed è il rinnovo del contratto. Come riportato dal Mattino di Napoli e rilanciato da Calciomercato.com, nell’ultimo incontro privato tra il presidente e l’allenatore, quest’ultimo avrebbe chiesto di prolungare l’accordo fino al 2024.

Niente di strano visto i buoni risultati conseguiti, la soddisfazione, più volte esplicitata di De Laurentiis a proposito del lavoro di Carlo e la sua volontà di legarsi a lungo alla società e alla città. Ancelotti avrà 60 anni a giugno, le grandi squadre le ha passate quasi tutte, ha vinto in Champions più di ogni altro (eccetto Zidane, ma lui sempre e solo con il Real, Carlo con Milan e Real), ha voglia di stabilità e, dopo molto viaggiare, sta bene in Italia.

Gli restano due obiettivi: vincere con il Napoli e guidare la Nazionale dopo Roberto Mancini. Io credo che avverrà abbastanza naturalmente, anche se auguro all’attuale c.t. di durare il più a lungo possibile, dunque di qualificarsi all’Europeo e di giocarsi da protagonista il Mondiale del Qatar.

Ma Carlo sa che, prima o poi, toccherà a lui. Nel frattempo Napoli lo affascina e lo intriga, sente l’amore e la stima dei tifosi, sa che lui può fare da contrappeso, in tutti i sensi, sia a De Laurentiis, sia ad un ambiente troppo incline a smodati entusiasmi. Perciò ha eletto Napoli a sua città di adozione e il Napoli a club con cui sviluppare un programma a lungo termine.

Ancelotti, dunque, non farà storie, né in privato né in pubblico, per la probabile partenza - adesso o in estate - di Allan. Sa che è un affare importante per un club virtuoso come il Napoli, sa che a quella cifra non si può trattenere nessuno, nemmeno se giocasse nella Juve.

Però De Laurentiis deve capire anche il suo allenatore. Ha fatto moltissimo con i giocatori che si è ritrovato, ma potrà vincere solo se lo sforzo sarà comune. Alla fine della stagione, assieme alle somme per gli esiti sportivi, il Napoli dovrà affrontare una rifondazione. E arrivare secondo, pur essendo un risultato apprezzabile perché assicura la Champions e i suoi introiti, non basta più. Il diritto alla vittoria nello sport non può essere rimosso.