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Se l'obiettivo era restare con i piedi per terra, una bella caduta non può che far bene. Il rischio di veleggiare col capo tra le nuvole c'è sempre, ancor di più se rifili cinque reti all'Udinese, non certo l'ultima del lotto. È precampionato, quasi tutto è lecito: vincere con le più grandi e pure uscire a capo chino dagli incroci con quelle che dovrebbero essere solo.

Ci ha pensato Mario Scietti, carneade dell'estate nerazzurra, a dare gloria alla Pergolettese e crucci alla Dea. Ma nemmeno troppi: forse quasi sciatta, l'Atalanta vista contro i ragazzi di Tacchinardi, ma non si cada nello scetticismo. Gambe cariche di lavoro, quasi pesanti come cingoli di carrarmato (ops...), caldo e poca lucidità. Il lato positivo, nel quadro sbiadito di un pomeriggio storto, è la cornice: Zingonia gremita, tifosi carichi, il campionato che s'avvicina.

D'altronde, ogni precampionato presenta i suoi passaggi a vuoto. Basta rispolverare l'almanacco della scorsa stagione, i risultati amarognoli non mancano: uno striminzito 0-0 contro il Renate, addirittura un ko di misura contro la bestia nera Lumezzane, e anche uno 0-2 rifilato dalla Cremonese.

I palloni che contano inizieranno a rotolare col Ferragosto. C'è la Coppa Italia, troppo spesso snobbata: perché non onorarla fino in fondo, osare qualcosina, sognare di rivivere i fasti di cinquant'anni fa? L'antipasto in vista del calcio vero, verso Coppa e campionato, intanto si chiama Chievo: guardiamo sì al risultato, ma resta sempre calcio d'agosto.