La cosa più necessaria alla Juventus (un gol) è anche la più difficile da fare. Perché l’Atletico Madrid ha la difesa meno battuta di tutta la Liga spagnola (17 reti), si schiera con un 4-4-2 in cui non le linee ma i giocatori si dislocano a presidio della palla quando è tra i piedi degli avversari e perché contro di loro non ci sono mai partite lineari, ma spurie, opache e ruvide. 
Nonostante il bene che si dice di lui, per me Simeone è un iperdifensivista, abile a speculare sulle cosiddette palle inattive e capace di contropiedi micidiali con Griezmann. Ora non c’è bisogno che qualcuno spieghi ad Allegri come si disinnesca un contropiede e come si ferma Griezmann. Tuttavia le marcature preventive saranno fondamentali per prevenire brutte sorprese. Ma tutto diventerà più complicato se al centro dell’attacco dovesse giocare Diego Costa e non Morata, come invece dicono tutti. 

Diego Costa è il perno del gioco di Simeone. Sia perché incarna lo spirito del cholismo (tutto grinta, lotta, mischia), sia perchè fisicamente è un magnete dei palloni meno decenti. Non voglio dire che l’Atletico butti la palla deliberatamente, ma è chiaro che una squadra a vocazione difensiva è meno portata al fraseggio e alla costruzione. Sempre che, come detto, non si tratti di un contropiede o di una ripartenza. Quindi giocare palla per la velocità di Griezmann o per il fisico di Diego Costa diventa spesso una soluzione. Se uno attacca gli spazi liberi, l’altro ingaggia corpo a corpo con i difensori avversari, difende la sfera, prende il fallo, simula, provoca. E’ una miccia pronta per qualsiasi fuoco. Bonucci e Chiellini non sono due novellini, ma con Diego Costa si gioca una partita, senza di lui se ne gioca un’altra. 

Mettiamo, allora, che Simeone sia costretto a scegliere Morata. E’ vero che è un ex portato a punire le squadre in cui ha militato in precedenza, ma è anche vero che non ha né il carattere, né le peculiarità di Diego Costa. Per quanto il compagno è brutto, sporco e cattivo - sia detto solo in senso calcistico -, Morata è un attaccante di manovra, agile ed elegante. E tuttavia non dico pavido, ma certo tiepido, uno che rifugge la battaglia. 
Chi mi legge sa quanto aleatorii siano certi ragionamenti a ridosso di una partita. Voglio dire che magari Morata gioca e segna pure. Però è certo che se Simeone potrà scegliere tra un Morata all’80 per cento e un Diego Costa al 50 opterà per il secondo.  Ad Allegri, invece, è scoppiata tra le mani la formazione migliore. L’imprevista assenza di Khedira (aritmia) libera Dybala per occupare uno dei tre ruoli offensivi. Credo che non dare riferimenti a Gimenez e Godin sia fondamentale e perciò posso affermare con buona approssimazione che Dybala e Ronaldo si alterneranno al centro insieme a Mandzukic. 
Per quel che conta il mio parere, avrei espresso la mia preferenza a Dybala anche se Khedira fosse stato tra i convocati. Primo, perché forse Allegri avrebbe spezzato il tabù della presenza contemporanea, quindi li avrebbe fatti giocare insieme. Secondo, perché se uno doveva essere sacrificato, allora meglio il tedesco che può essere più facilmente sostituito. 

A centrocampo, infatti, con Pjanic e Matuidi giocherà Bentancur. Non essendone un grande estimatore - e la flessione fatta registrare dalle ultime prestazioni mi dà ragione - avrei scelto Emre Can che, forse, però è più simile a Khedira. 
Dietro erano fondamentali i recuperi di Bonucci e Chiellini, mentre sull’utilizzazione di Cancelo e Alex Sandro non ci sono dubbi.
Se stanno bene, e così dovrebbe essere, possono essere due attaccanti aggiunti, purché non scoprano contemporaneamente la difesa. 

Tutto conduce ad una gara che dovrebbe essere di iniziativa. Chi ha visto l’Atletico vincere di misura con il Rayo giura che il momento dei biancorossi è difficile, ma sappiamo bene come le motivazioni - e la squadra madrilena ne ha tante, non foss’altro perché la finale si giocherà nel suo stesso stadio - possano trasformare gli interpreti. 
Simeone è convinto che si vinca con la “garra” e la difesa. Allegri con la gestione oculata dei vari momenti della partita. Nessuno dei due incarna il mio modello di allenatore, ma credo che la Juve abbia uomini più decisivi dell’avversario. E che sia arrivato il momento di farlo vedere al resto d’Europa.