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Eugenio Corini torna alla guida del Brescia dopo la parentesi Grosso e parla in conferenza stampa: "È un giorno molto emozionante e gratificante per me, ci tenevo a ringraziare tutta la tifoseria bresciana che mi ha fatto sentire grande vicinanza. Questo ha acuito un senso di responsabilità verso una squadra che sento mia, anche se nell'ultimo periodo si era complicato il percorso. Sono certo che lo dovessimo affrontare insieme. In quel momento non è stato possibile dare continuità, ma questo ritorno può aver appianato le motivazioni che avevano causato il mio allontanamento. Sono un uomo del fare, sono sicuro che la squadra risponderà, perché questa categoria ce la siamo conquistata con grande fatica.

Il confronto con il presidente Cellino? Sono stato contattato domenica dal ds, gli ho detto che avrei voluto parlare con il presidente perché si erano create delle incomprensioni. Facevo fatica a dargli una forma, come sempre le cose importanti si fanno lottando insieme, probabilmente in quel periodo non si è affrontata con la sinergia corretta. Ho avuto bisogno di parlare con Cellino, ho il mio carattere ma sono stato abituato a chiarire. Le ultime settimane non sono state difficili per me, potrei alimentare una disputa che però non gioverebbe all'ambiente, rispondere punto su punto, ma sarebbe deleterio e non porterebbe a nulla. Mi concentro sul fatto che il presidente mi abbia chiamato, serve ridare dignità e ottenere risultati.

Si è parlato solo di aspetti tattici. Sono alla soglia dei cinquant'anni, ho un percorso di vita che mi ha dato molta esperienza. Ho un carattere che ho imparato a limare, ma sarò sempre così. Sono disposto anche a litigare per chiarire certi aspetti. Mi piace il confronto diretto, il 95% della chiacchierata è stata capirsi meglio. Da parte mia facevo fatica a comprendere, in una dialettica interna è fondamentale, se è costruttiva porta ad un valore. Un rapporto con il presidente non deve legarsi ad un cambio fatto in un certo momento, c'è molto di più: quando il presidente nel comunicato parla di nuovo inizio penso a questo, capire chi siamo e cosa possiamo fare per mantenere la categoria. Ho conosciuto meglio il presidente, come lui con me: stiamo insieme, solo così possiamo farcela.

Le ultime partite? Saluto Grosso che è stato mio compagno di squadra. Ho ritrovato una squadra in salute fisicamente, che ha avuto difficoltà a reagire agli eventi della partita. Quando si parla di mentalità c'è dentro questa cosa. Ho visto cose che saranno fonte di valutazione.

Il futuro di Balotelli? Il futuro sono le prossime quattro partite, dobbiamo iscriverci nuovamente alla corsa salvezza, trovare risorse che ci permettano di restare attaccati al campionato. Per me la rosa è questa, quelli che ho a disposizione sono importanti e proverò a capire quali saranno i più strategici per ogni partita: tutti possono essere risorse.

Quattro partite crocevia? A inizio stagione ho fatto una riunione con la squadra, facendo vedere diverse tipologie di classifica degli ultimi anni. Quella più lampante è stata quella del Crotone: l'Empoli sembrava già orientato alla salvezza, il Crotone è rimasto vivo e la quota salvezza si è abbassata. La storia insegna che è importante crederci sempre, perché non sai cosa potrà succedere alle altre squadre. Dobbiamo dare qualche segnale nelle prossime partite, ma la forza dovrà essere stare dentro il campionato. Non dobbiamo spaventarci di niente, è un atto di coraggio che dovremo fare. Se non ti assumi dei rischi in questa categoria perdi l'inerzia e non trovi lo spirito che ci ha portati in Serie A.

Pensato di non tornare? Ho pensato a come avrei reagito, quando ti mandano a casa è sempre una grande sofferenza e subisci qualcosa. Torno a quest'estate: dopo la promozione c'è stato un momento in cui parlando con il presidente ho dato la mia disponibilità adallungare il contratto, abbiamo avuto venti giorni particolari e dopo il colloquio decisivo ho presentato al presidente la possiblità di rassegnare le dimissioni. Per me la logica del progetto era dare solidità, è difficile parlare di obiettivi con un anno di contratto. Dando le dimissioni volevo fargli capire che non era un problema legato al contratto e in quel momento il presidente mi ha proposto un prolungamento. Ho apprezzato, ma siccome mi aspettavo fosse fatto prima non ho accettato. La sentivo dentro questa squadra, ho avuto da parte della gente un grande senso di responsabilità. Pensare ad un altro su quella panchina mi faceva stare male, volevo affrontare questo campionato con la speranza che ci potessimo salvare. Penso che con la promozione abbiamo consolidato molte cose dal punto di vista economico e dentro c'è una parte del mio lavoro. Volevo solo allenare la mia squadra in Serie A, quello che è venuto dopo è stato difficile da capire. Mi sono concentrato totalmente per la squadra, se si crea ogni volta il dentro o fuori non si va da nessuna parte, è una cosa che fa male al Brescia. Se sono tornato l'ho fatto per un grande senso di responsabilità. Potevo speculare, ma sono un combattente, sono pronto a vivere anche questa sfida.

Cosa mi aspetto ora? Devo capire, ci sono dei passaggi e dovrò vedere come troverò la squadra. Bisogna tornare a combattere e se penso alla mia gestione nelle ultime settimane ce la siamo sempre giocata. Giocheremo contro avversari fortissimi, ma il gap sarà meno sottile, dovremo tirare fuori coraggio e cattiveria.

Mancata umiltà? Con il Bologna abbiamo controllato la partita fino al cinquantesimo, la squadra ha fatto vedere cose importanti. Con Juve e Napoli abbiamo tenuto botta, pareggiato con la Fiorentina, quando è stata rinviata la partita con il Sassuolo loro erano in difficoltà, ma non significa che avremmo vinto sicuramente. Questa squadra è umile nell'anima.

Gli attaccanti? Donnarumma ha approcciato bene la categoria, Balotelli va fatto giocare per fargli trovare condizione e ruolo. Loro sono finalizzatori, in certi momenti pensavo che non potessero giocare insieme. Con la Viola Mario è rimasto fuori, io proteggo i miei giocatori e so cosa devo dire. Nel mio percorso ha fatto due gol, è sempre pericoloso, ma nella condivisione della fatica ha ampi margini di miglioramento. Torregrossa e Ndoj danno opzioni in più".