Ogni volta che i giocatori partono per raggiungere i ritiri delle proprie nazionali, la mia preoccupazione (condivisa, penso, da tanti altri) é una sola: vederli rientrare alla base sani e salvi. I risultati sono relativi, prima prevale l'integrità' fisica di ciascuno di loro. Di conseguenza, resterò in ansia fino a martedì per gli italiani (per fortuna, pochi) e gli europei (Pjanic su tutti, visto che resta ancora da valutare l'entità dell'infortunio) e poi per i sudamericani, di ritorno come al solito qualche giorno dopo, col jetlag da smaltire. Impedirgli di rispondere alle convocazioni é impossibile, oltre che contrario alle normative FIFA, preferirei fossero gli stessi calciatori - soprattutto quelli non più di primo pelo - a prendere la decisione di non andarci più. Come ha fatto il 32enne Mario Mandzukic, fresco di finale mondiale disputata solo un paio di mesi fa, il quale non c'ha pensato due volte a chiudere definitivamente con la Croazia, in modo da evitare sovraccarichi atletici e scongiurare possibili infortuni durante la stagione. Scelta saggia quella del buon Marione, in grado di allungargli la carriera.

Non la pensano così i 2 centrali bianconeri Bonucci e Chiellini, tra l'altro tra i migliori nella gara con la Polonia. Leo ha "solo" 31 anni e posso ancora capirlo, mentre mi riesce del tutto incomprensibile questa caparbietà assoluta da parte di Giorgio di volersi ancora spendere in azzurro. Capisco tutto, la dedizione alla patria e ai colori azzurri, il desiderio di contribuire alla causa nel momento di maggiore difficoltà della nostra Nazionale, la possibilità di chiudere disputando ancora un Europeo, tutto lodevole, legittimo e comprensibile, ma non sarebbe opportuno usurare il meno possibile un fisico un tantino cagionevole? Nella scorsa stagione, tra polpacci, coscia e flessori, Giorgio si é bloccato quattro 
volte
, per la verità non tantissime, però Allegri, proprio per preservarlo, lo ha lasciato qualche volta in più
in panchina. Di sicuro, le trasferte con la Nazionale non aiutano, soprattutto quando la carta di identità ti ricorda che hai 34 anni, giochi nella Juventus e hai una stagione molto impegnativa da affrontare. Non é un rimprovero ma solo un consiglio.

Ma poi, vale proprio la pena sacrificarsi ancora per quei 150 grammi? Per una Nazionale in decadenza, alla disperata caccia di talenti, senza la minima certezza di partecipare pure al prossimo Europeo 2020, e allenata da un ct che ha il coraggio di rimproverare i club italiani di non puntare sui giovani proprio lui che sedette per anni sulla panchina di una squadra nota per non schierare manco un italiano in campo. L'unico giovane su cui puntò fu Balotelli, ripescato pure ora coi risultati disastrosi appena visti purtroppo a Bologna. Vale la pena sacrificarsi per una Nazionale figlia di una Federazione in mano ai dilettanti (non pesano coi loro voti più di tutti gli altri?) e incapace di esprimere un presidente, espressione per davvero del mondo calcistico e non il solito politico che non conosce nessuno, se non chi l'ha voluto, votato e piazzato poi su quella poltrona?

Una Federazione che vieta le fasce di capitano con dedica allo sfortunato Astori e si ostina a non voler riaprire il processo sportivo su Calciopoli nonostante sia in possesso di tutti gli elementi per poterlo fare e ristabilire la verità, mettendo fine allo sberleffo di quanti vorrebbero che alla Juventus fosse proibito esibire nel proprio stadio 35 scudetti, anzichè i 33 stabiliti dall'albo d'oro sbianchettato a suo tempo dallo straordinario commissario federale interista Guido Rossi. Per tutti questi motivi io, fossi Giorgione Chiellini, considerando l'anagrafe e i possibili acciacchi, smetterei di mettermi ancora addosso quei 150 grammi di nulla e mi dedicherei solo alla Juventus, di cui è oggi è meritatamente Capitano, mentre questa Federazione non si meriterebbe Chiellini capitano della Nazionale.