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A un anno di distanza dalla vittoria del 19esimo titolo l'Inter ha sfiorato il raddoppio e si è portato a casa una stagione chiusa con la vittoria della Supercoppa Italiana, della Coppa Italia, uno scudetto perso soltanto all'ultima giornata e i quarti di finale di Champions sfumati dopo aver battuto ad Anfiled il Liverpool finalista. Risultati importanti, nonostante il rimpianto del titolo concesso ai cugini del Milan, ottenuti contro ogni pronostico iniziale. Sì perché se la narrazione di questa stagione ci ha raccontato di una squadra comunque ampiamente competitiva, tornando esattamente a un anno fa, le previsioni (di bilancio e sportive) erano tutt'altro che rosee e sbandierate senza mezzi termini ai 4 venti anche dai diretti protagonisti come quell'Antonio Conte e quel Lele Oriali che oggi in nerazzurro non ci sono più. Il merito di questo miracolo non è però della proprietà, ormai da tempo assente ingiustificata, bensì dei dirigenti italiani che, probabilmente fra i migliori in assoluto nei propri ruoli, sono riusciti non solo a far galleggiare questa barca, ma a rilanciarla col vento in poppa: Alessandro Antonello e Beppe Marotta. 

ANTONELLO MASTERCLASS - Partendo dal lato economico e tenendo conto che da parte di Suning e della famiglia Zhang non è di fatto entrato alcun tipo di finanziamento
, il lavoro svolto dall'ad dell'area corporate Alessandro Antonello si è rilevato fondamentale per evitare gli scenari peggiori. Il -245 milioni con cui è stato chiuso l'ultimo bilancio è stato compensato in parte sia dal rifinanziamento del Bond, sia dall'ingresso di nuove e fondamentali sponsorizzazioni (ad esempio quelle di maglia che hanno generato valore maggiore). In più la strategia della rivalutazione del marchio e della libreria storica ha consentito di rientrare in un regime in cui, sebbene i conti non siano ancora in ordine, sono tornati almeno sotto controllo.
MAROTTA MASTERCLASS - Al lavoro dell'area corporate si è quindi aggiunto quello dell'area sport perché non va dimenticato che in una sola estate l'Inter ha perso per diversi motivi e realizzando introiti fondamentali, prima Hakimi (venduto al PSG), poi Eriksen (per il malore in campo) quindi Conte e infine Lukaku (venduto al Chelsea). Di fatto l'intera asse portante della squadra ha abbandonato una nave che Marotta (insieme ad Ausilio e Baccin) è riuscito comunque a rinforzare nonostante il budget limitato a disposizione. Prima Calhanoglu preso a zero dal Milan, poi Inzaghi strappato alla Lazio, quindi Dzeko, Dumfries e Correa (forse l'argentino è l'unico colpo non perfettamente riuscito della stagione) reinvestendo soltanto 50 dei 200 milioni incassati dagli addii e con una proprietà che chiede costantemente di tirare la cinghia. Zhang ringrazi Antonello e Marotta. Se l'Inter ha potuto alzare ancora dei trofei importanti e ha lottato fino alla fine per lo scudetto in questa stagione è solo merito loro.