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Una società di calcio, la Juventus, e una città, Napoli. Due modelli vincenti e due esempi di “buon fare” nel momento di necessità estrema che impone la pratica della solidarietà e della condivisione al di là di ogni altro scopo.
I giocatori della squadra bianconera, spronati dal decisivo intervento sindacale di Chiellini, hanno rinunciato a una parte consistente dei loro stipendi. Sono stati i primi, tra tutti i professionisti del pallone, ad averlo fatto non in modo coercitivo, ma per sensibilità aziendale. Qualcuno sottolinea che si tratta di un gesto di sacrificio molto relativo viste le cifre eccezionali che ricevono. Una sciocchezza di ragionamento. I campioni guadagnano in denaro perciò che rappresentano come uomini di spettacolo e in base a ciò che producono, permettendo alle loro aziende di incassare proventi altrettanto memorabili. Come tutte le star del mondo, anche quelle del calcio sono “abituate” ad un tipo di vita speciale e non comune come farebbe chiunque al posto loro. Ecco perché la rinuncia dei bianconeri è comunque un sacrificio sensibile  che ci auguriamo  possa avere un seguito da parte di tutti i lavoratori delle altre società.
Parallelamente, questa volta fuori dal calcio, un altro grande e fin commovente esempio di umana solidarietà sociale ci arriva da Napoli e dai suoi abitanti. Il corona virus uccide, ma anche la fame e la mancanza di beni primari per la sussistenza possono provocare danni irreversibili soprattutto ad anziani e  bambini. Ecco che, con un passaparola unico, nel popolo partenopeo è scattata la molla del tutti per uno e uno per tutti. Dal leggendario “caffè sospeso” si è passati senza tanti indugi e spontaneamente alla pratica della ”spesa sospesa”.  Sacchi e ceste di cibo che passano dalle mani dei più fortunati a quelle dei bisognosi. Panieri  di vimini vuoti calati dalle finestre delle case dei quartieri più poveri di Napoli e che vengono issati colmi di cibo da madri di famiglia. Gestori di supermercati, ma anche di negozietti artigianali, che allestiscono scatoloni alimentari da consegnare a domicilio gratuitamente. E tutto ciò senza che, questa volta e per fortuna, sia la camorra a dirigere le operazioni a differenza di quel che accade in alcune città della Sicilia dove la mafia organizza spedizioni di esproprio nei discount  o nella farmacie. Torino e Napoli, due scudetti pari merito al tempo del Covid 19.