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Inzaghi lo ha dosato sapientemente in modo da tirarlo a lucido per il match che più aspettava. Che notte, la sua notte, nello stadio che per sei anni ha intonato il suo nome: Edin Dzeko. Che della Roma è stato il capitano post Totti e, per la Roma, ha realizzato 85 gol in 199 presenze. Emozioni da montagne russe, perché in queste occasioni l’accoglienza non è mai scontata e siccome per il bosniaco Roma significa anche un po’ casa, era viva in lui la preoccupazione di potersi sentire indesiderato.

PORGI L'ALTRA GUANCIA - Qualche fischio se l’è preso, inutile negarlo. In campo, in qualche occasione, e al momento della sostituzione. Dzeko ha invece risposto con un applauso, di quelli candidi, privi di polemica. Come a dire: grazie anche se mi fischiate, perché qui mi sono sempre sentito amato. Tanto che Dzeko non ha neanche esultato al gol che ha spianato la via per la vittoria all’Inter, e quella verso il baratro per i giallorossi, che poi avrebbero rotto gli argini andando sotto addirittura di tre reti.
LA NUOVA CASA - Di ritorno a Roma, Dzeko ha svolto il suo mestiere da grande professionista: si è preso i fischi dei tanti tifosi delusi, qualche applauso dei pochi riconoscenti, e ha indirizzato il match con la specialità della casa, il gol. Infine ha ringraziato ed è andato via, ma con tre punti in tasca da portare a Milano, città che lo ha accolto altrettanto bene, mettendo da parte Romelu Lukaku. Storie di calcio e di sport, di quelle che un calciatore ricorda anche a fine carriera.