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L'Inter vince e cambia allenatore. Antonio Conte è l'ultimo caso in ordine di tempo dopo Mancini (esonerato nel 2008), Mourinho (passato al Real Madrid per 16 milioni di euro nel 2010), Benitez (a fine 2010) e Leonardo (nel 2011, quando diventò il direttore sportivo del PSG). Questi ultime due si sono accordati per una risoluzione consensuale del contratto, la stessa strada percorsa da Conte. Legittimamente in disaccordo col ridimensionamento ordinato da Zhang, anche se avrebbe dovuto dimettersi senza ottenere una ricca buonuscita da 7,5 milioni di euro. Purtroppo siamo stati cattivi profeti nello scorso Intermania, scrivendo che lo scenario peggiore sul mercato degli allenatori sarebbe stato l'addio di Conte a Milano e il ritorno a Torino di Allegri: con lui la Juve diventa la favorita d'obbligo per il prossimo scudetto. 

Marotta ha scelto Simone Inzaghi. Una decisione saggia e logica, visto che adotta lo stesso modulo di Conte: il 3-5-2. Eppure la sensazione è che ci voleva una svolta più coraggiosa, come quella con Sarri, ora vicino alla Lazio. Cambiare filosofia e sistema di gioco avrebbe dato più stimoli alla squadra, scossa dalle difficoltà della proprietà e dal cambio in panchina. Sarri all'Inter avrebbe potuto proporre il 4-3-1-2 già testato ai tempi dell'Empoli. Con la rosa attuale avrebbe schierato questa formazione: Handanovic; Hakimi, Skriniar, de Vrij, Bastoni; Barella, Brozovic, Sensi; Eriksen; Lukaku, Lautaro. Davvero niente male, peccato. 

In ogni caso il mercato degli allenatori segna un passo indietro per l'Inter, passata da Conte e Inzaghi (con tutto il rispetto e la stima per quest'ultimo. Invece per tutta la concorrenza che ha cambiato tecnico c'è stato un upgrade in panchina: Juventus (da Pirlo ad Allegri), Napoli (da Gattuso a Spalletti), Lazio (da Inzaghi a Sarri?), Roma (da Fonseca a Mourinho) e Fiorentina (da Iachini a Gattuso). Purtroppo la sensazione è che anche il mercato dei calciatori indebolirà la squadra campione d'Italia.