Luciano Spalletti divide. Lo ha sempre fatto, continuerà a farlo. Istrionico, tignoso, sopra le righe, provocatorio, mai banale: l’allenatore dell’Inter è questo e di più, impossibile descriverlo alla perfezione, carpire ogni gesto e comprendere mosse volutamente criptiche. Su di lui gravitano ombre e fantasmi vari, nonostante un lavoro, quasi biennale, di tutto rispetto.

MISSIONE COMPIUTA - Quando è arrivato, nel giugno del 2017, la proprietà ha dato un compito a Spalletti: riportare l’Inter in Champions League, dove mancava da 7 lunghi anni. Sbarcato tra le macerie lasciate dalla coppia De Boer-Pioli, il tecnico di Certaldo ha iniziato un’opera di restauro totale. Nonostante un mercato non entusiasmante, l’Inter è lentamente ma inesorabilmente ripartita. E’ tornata ad avere un gioco efficace, ha costruito una fase difensiva di livello, ha registrato meccanismi e rianimato giocatori persi. Esempio lampante Brozovic, divenuto regista di caratura internazionale quando in pochi ancora credevano in lui. Ordine e senso tattico, ma non solo. Ancor più importante, Spalletti ha restituito all’Inter entusiasmo e un senso di appartenenza smarrito in stagioni altalenanti. Il tutto centrando già nel primo anno della sua gestione l’obiettivo richiesto, la qualificazione in Champions. Che sembra quantomeno vicina anche in questa annata, nonostante tanti problemi, non necessariamente dipendenti da lui. La gestione dello spogliatoio in questi mesi è stata esemplare: duro e inflessibile quando serviva esserlo, è riuscito a ricompattare il gruppo, frammentato dal caso Icardi, e lo sta guidando in Champions.
SPETTRO CONTE - Il presidente Zhang in persona, al termine della scorsa stagione, ha deciso di rinnovargli il contratto: 5,2 milioni fino al 2021. Un investimento importante e non casuale, che ha rafforzato la posizione dell’ex Roma e che costringerebbe i nerazzurri, in caso di sostituzione in panchina, a corrispondere 28 milioni ad allenatore e staff (20 più 8). Non ha alzato trofei, è uscito dalle coppe europee, ma considerando la rosa a disposizione e gli avversari affrontati, è difficile definire fallimentare il suo operato. L’Inter è una squadra in continua crescita, sempre più matura e consapevole dei propri mezzi, pregi e difetti compresi. Dal 2010/11 i meneghini hanno cambiato 11 allenatori: vale la pena buttar giù di nuovo le fondamenta faticosamente erette, sacrificare il lavoro di due anni, ripartire di nuovo da zero e ricostruire tutto? E' una domanda che è lecito farsi, ma l'Inter sembra decisa a cambiare e il nome di Antonio Conte accende gli animi. I nerazzurri vogliono puntare su di lui.