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    L'Iran non conosce pace, il regime parte all'attacco: minacce di tortura alle famiglie dei giocatori

    L'Iran non conosce pace, il regime parte all'attacco: minacce di tortura alle famiglie dei giocatori

    • Redazione CM
    Non conosce pace la nazionale di calcio iraniana che sarebbe un eufemismo dirsi impegnata ai Mondiali in Qatar. Dopo le numerose vicende extra calcistiche delle ultime settimane, un nuovo terremoto sta scuotendo il ritiro del Team Melli. La CNN riferisce che le famiglie dei giocatori sono state minacciate di arresto e tortura, nel caso in cui i calciatori decidano nuovamente di non comportarsi a modo prima della partita di oggi contro gli Stati Uniti, evitando di cantare l’inno. La fonte citata dalla CNN sarebbe strettamente coinvolta all’interno della sicurezza dei Mondiali. Secondo questa fonte, i calciatori sono stati convocati ad un incontro con i membri del Corpo delle guardie rivoluzionarie iraniane - organo militare a difesa del regime, istituito in Iran dopo al rivoluzione islamica del 1979 – ed in quell’occasione è stato dichiarato, in maniera forte e chiara, che tutte le loro famiglie avrebbero subito delle notevoli ripercussioni – violenze e torture fisiche di ogni genere – se i convocati dal commissario tecnico Carlos Queiroz non avessero cantato l’inno o se avessero aderito ad ogni altra forma di protesta politica contraria al regime stabilito a Teheran.
    L’ACCADUTO – Facciamo un passo indietro. La nazionale iraniana debutta in Qatar lunedì 21 novembre contro l’Inghilterra, in un match conclusosi 6-2 in favore dei Tre Leoni. Prima dell’inizio della partita, i calciatori dell’Iran si sono riofiutati di cantare il loro inno nazionale, in segno di protesta contro il regime ed in favore dei, fin troppo calpestati in Iran, diritti umani. Una scena che non è piaciuta dalle parti di Teheran che ha così deciso di intervenire immediatamente, inviando alcuni membri del Corpo delle guardie rivoluzionarie iraniane in Qatar. I risultati sembrano essere stati efficaci dato che i calciatori di Queiroz hanno deciso di intonare l’inno iraniano durante l’apertura del loro secondo incontro mondiale, contro il Galles (vinto tra l’altro per 2-0). Ma questo non è tutto. Sempre secondo la fonte della CNN, che sta monitorando da vicino le agenzie di sicurezza iraniane che stanno operando in questa Coppa del Mondo, dozzine di ufficiali dell’IRGC sono stati arruolati appositamente per controllare il ritiro dell’Iran, in modo tale che nessun calciatore possa incontrare persone al di fuori del ritiro stesso.
    IL CT IN DIFESA – Non solo i giocatori. Anche lo stesso commissario tecnico Carlos Queiroz ha incontrato, in separata sede, gli ufficiali del regime iraniano, a seguito delle minacce perpetrate ai suoi giocatori. Il CT ha difeso i membri della sua rosa, affermando che i propri giocatori sono liberi di protestare in ogni modo ma sempre nel rispetto dei regolamenti imposti dalla FIFA. Una mossa coraggiosa a cui il regime ha già risposto. Durante la partita contro il Galles, Teheran ha inviato centinaia di finti tifosi, secondo la fonte della CNN, per creare un clima di falso sostegno in favore della nazionale. Anche per il prossimo – e delicato sotto tanti punti di vista – incontro contro gli Stati Uniti, il regime sta pianificano di aumentare significativamente il numero di fan attori in Qatar. La partita è prevista per questo martedì. I disordini interni stanno costantemente minacciando la serenità della rosa iraniana. Riuscirà, almeno in una sfida così decisiva, il calcio ad avere la meglio sulla politica? Il clima è teso, incandescente. Non ci resta che attendere. È tutto nelle mani dell’Iran.

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