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Lautaro Martinez, attaccante argentino dell'Inter, ha rilasciato una lunga intervista a La Nacion in cui ha parlato del suo rapporto con Mauro Icardi e non solo: "Mi ha aiutato molto fin dal primo giorno, con la ricerca dell’appartamento, a entrare in casa il prima possibile e a lasciare l’hotel dove sono stato per i primi mesi. Mi ha aiutato con lo shopping, mi ha aiutato a capire alcune abitudini, Mauro si è subito messo a mia disposizione. "Qualunque cosa, chiamami, ho sempre il mio cellulare acceso", ha detto non appena mi ha incontrato, abbiamo avuto un ottimo rapporto fin dai primi giorni, siamo andati molto d’accordo anche fuori dal campo. Alcune notti, se gioca il Racing, Mauro si fa prendere e segue la partita. Anche se lui tifa Newell’s. Mi sembra di avere un tifoso in più… Mauro è così con tutti, non solamente con me perché sono argentino. Ogni giocatore che arriva lui si rende disponibile per fare una mano, come il referente della squadra.  Feeling in campo? E’ solo questione di tempo e pazienza".

SU SPALLETTI - "Tra me e lui tutto è molto buono, tutto è stato risolto. Gli ho spiegato che mio padre era un giocatore, che ero nato in uno spogliatoio, che ero cresciuto in una corte e che la passione fa parte della mia famiglia. Mio padre ha sbagliato, è vero, ma è umano. Ha sbottato per suo figlio. Ma va tutto bene, mi alleno e aspetto i miei momenti e la mia sfida è approfittare delle opportunità che mi danno".

SU UN'INIZIATIVA - "Voglio creare una fondazione per aiutare la gente che ha bisogno. In tutti gli eventi solidali fatti col Racing, ho partecipato alle attività negli ospedali con i bambini o con gli anziani. Anche a Bahia Blanca. Cerco sempre di aiutare perché è una cosa che mi piace fare, e qui all’Inter, ho molto da imparare da Zanetti. Ad esempio, a Natale, siamo andati a fare regali negli ospedali di Milano e quella vicinanza ai più bisognosi mi commuove sempre".

SUL RACING - “Il salto più difficile è stato quando sono uscito di casa. Andare a Bahia Blanca mi è costato: separarmi dai miei genitori, dalle mie cose, dai miei fratelli, con il più grande, Alan, con cui ho solo 10 mesi di distanza, abbiamo fatto tutto insieme: uno è andato in bicicletta e l’altro è tornato, siamo andati a scuola insieme, abbiamo giocato a calcio nello stesso club, quasi con gli stessi compagni di squadra… Il Racing mi ha aiutato a continuare a maturare, sono cresciuto. Nei miei ultimi due anni a Buenos Aires ho vissuto da solo e questo mi ha costretto a crescere più velocemente, perché? Quando sono arrivato al Racing, la pensione aveva tutto risolto: cibo, cure, non ho speso nulla… Quando vivi da solo devi organizzarti diversamente. Sono cresciuto in quegli anni nel Racing, senza dubbio sono maturato, ma questo non significa che non devo affermarmi in Italia, sono arrivato a 20 anni, sono lontano dall’Argentina e questo ha le sue conseguenze. Uno stile di vita diverso e devo adattarmi per integrarmi socialmente. I fan e le persone del club, che mi hanno ricevuto molto bene, mi aiutano molto”.
SULL'INTER - "Sono arrivato in un club molto grande, con molti giocatori di qualità, e davanti c’è un grande attaccante, Mauro. Ma combatto ogni giorno per essere disponibile e ottenere un posto. Mi alleno sempre allo stesso modo, anche se non gioco".

SULLE VOCI DI MERCATO - "Non ero a conoscenza di nulla. Dalle notizie che ho letto, penso che sia stato il presidente di Betis a chiedere di me. Ma nessuno mi ha detto niente. Ho sempre pensato all’Inter, sono molto felice qui e amo come il club e le persone mi trattano. Cerco di approfittare di tutte le possibilità che mi danno e di raggiungere gli obiettivi".

SULL'ESULTANZA E L'EMOJI - "E’ simile alla mia esultanza, però in realtà rappresenta il mio logo, che si riferisce al toro, alle corna e alle mie iniziali".