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Un primato figlio dell'organizzazione, dei sacrifici sul mercato e del rispetto delle regole del fairplay finanziario. Il Lione non è più quello dei primi anni duemila, il presidente Aulas ha chiuso i rubinetti privilegiando la squadra femminile, meno costosa e più vincente (è campione d'Europa e campione del mondo in carica), ma nonostante le cessioni estive di Lloris, Cissokho, Kallstrom, Belfodil e l'addio di Ederson dopo 20 giornate in Ligue 1 guarda tutti dall'alto in basso (e giocherà i sedicesimi di finale di Europa League). Buona parte del merito è del tecnico Remi Garde, ex giocatore dell'Arsenal formatosi proprio alla Gerland e di un gruppo di giocatori sempreverdi, garanzia di successo, come Lisandro Lopez, Malbranque, Gomis e Bastos, perennemente sul piede di partenza ma con la testa alla causa dell'OL, come dimostra il derby contro il Saint-Etienne.  Alle loro spalle crescono giovani di belle speranze come Lacazette, Fofana, Umtiti, Gonalons e il baby Benzia, già a segno in Europa.

Il Lione è una squadra costruita con un budget dieci volte inferiore a quello del Paris Saint-Germain, che in Francia non riesce proprio a convincere. Nel weekend contro l'Ajaccio è arrivato un deludente pareggio 0-0, condito dai fischi a Ibrahimovic. Ancelotti ha schierato dal primo minuto lo svedese con Pastore, Lavezzi e Lucas, mandando a quel paese l'equilibrio, ma a causa del rosso a Thiago Motta sul finire del primo tempo ha dovuto abbandonare l'idea di un calcio iperoffensivo. L'unica notizia buona per il PSG è arrivata del Sochaux, dopo il Marsiglia è caduto 3-1 ed è scivolato al terzo posto. Ma salire sul trono di Francia non basta sperare nei regali degli altri.