A volte ritornano. E a volte no, anche se avrebbero tanto voluto. È questa la situazione di Alvaro Morata, nuovamente sulla strada della Juve, nuovamente da grande ex. In cerca di riscatto. Sarà titolare domani sera al Wanda Metropolitano, perché Diego Costa è in ripresa ma non ancora pronto dal primo minuto. Contro la Juve poi Morata cercherà quel gol che ancora non è riuscito a trovare da quando indossa la maglia dell'Atletico Madrid, quale occasione migliore dal suo punto di vista? Nessuna. Anche perché il dente dell'attaccante spagnolo ha una buona dose di veleno, accumulata anno dopo anno. Nessun problema a livello ambientale, anzi: sarebbe rimasto volentieri a Torino quando il Real Madrid ha esercitato la famosa 'recompra' nonostante un rapporto con Max Allegri non proprio idilliaco, per usare un eufemismo. Travolgente il suo primo anno, decisivo per arrivare fino a Berlino e accarezzare da vicinissimo il sogno Champions. Poi qualcosa si è rotto, il lavoro che faceva Mario Mandzukic non era nelle corde di Morata, rimasto più tempo in panchina che non in campo, quella fascia sinistra in fase di non possesso proprio non gli andava giù. Un bel bacio d'addio, il gol vincente in finale di Coppa Italia contro il Milan e poi ognuno per la sua strada.

I NO DI PARATICI – Eppure, due anni dopo, Morata ha provato davvero a tornare a Torino. La scorsa estate diversi contatti, la sua volontà di rientrare in Italia si è scontrata con le mani legate sul mercato di Inter e Milan, ma soprattutto con le scelte diverse della Juve. In questo progetto spazio per Morata non ce n'era. Ed anche tra dicembre e gennaio la situazione è tornata d'attualità. Lo spagnolo era in uscita dal Chelsea, che doveva fare spazio a Gonzalo Higuain pur provando ad imporre le proprie condizioni: così un'idea condivisa dall'agente del giocatore e dalla società inglese era quella di uno scambio con conguaglio in favore dei Blues proprio tra Higuain e Morata. Altro no, secco, di Fabio Paratici. Decisione presa senza rimpianto alcuno. Nella speranza che il digiuno di Morata possa durare ancora qualche partita, senza rancore.