In campo come nella vita, Radja Nainggolan non è un personaggio banale. Quando parla, lo fa senza peli sulla lingua, come nell'intervista alla Gazzetta dello Sport in cui si sofferma sul derby, sull'addio alla Roma e sulla rivalità con la Juventus: "Sono un trascinatore per natura, specialmente nelle difficoltà. È quando non vinci che devi dare l'esempio al compagno, dargli un tackle e un motivo in più per crederci".

SUL DERBY - "Vivo questa vigilia in maniera serena, è un mio pregio preparare tutte le partite allo stesso modo. Ma sono curioso di scoprire il mio primo derby di Milano, sono le sfide che mi piacciono, sai già cosa ti stai giocando. Qui qualche tifoso mi ferma: 'Oh, mi raccomando domenica'. Però è tutto più tranquillo. A Roma c'erano compagni romani che mi caricavano di continuo. E se perdevi, te lo ricordavano pure due mesi dopo... Ora Spalletti mi ripete di continuo che le due gare con il Milan valgono un campionato a parte. E sono sicuro che allo stadio il boato sarà impressionante. Le sei vittorie ci hanno dato autostima. L'Inter vale tanto, ma deve ancora migliorare. In cosa? Nel soffrire meno per vincere. La sofferenza è bella, vittorie come quella con la Spal sono pesanti. Ma ogni tanto un successo largo ci vuole. Inter meglio del Milan? Noi abbiamo tanti giocatori di livello più alto. Però ho visto il Milan delle ultime partite e mi sono fatto l'idea di una squadra forte forte, che ci farà sudare. Higuain vs Icardi? Il Pipita gira di più per il campo e con i compagni. Ma io mi tengo Mauro, uno che se ha mezza palla in area fa gol, vive per quello. A un mio amico ho detto questo: se perdo i due derby e a fine stagione io vado in Champions e il Milan finisce quinto, a me va bene lo stesso. Chi toglierei al Milan? Bonaventura. Sa fare la differenza, è tecnico, intelligente. Gattuso? Ci ho giocato contro, col Cagliari. Ha vinto tutto col Milan, mi sarebbe piaciuto affrontarlo con una squadra forte come l'Inter di oggi".

SU SPALLETTI - "So cosa vuole da me. Ho pagato l’infortunio, ma sto arrivando al massimo, manca poco. Cosa gli dico se mi mette in panchina? Va bene mister, non c'è problema... (ride, ndr). Che dire, io gare così di solito non le salto. Le notti insieme a Trigoria? Un giorno mi prese da parte e mi disse: 'Qui c'è da cambiare qualcosa. Ti voglio proteggere, ora dormi 4-5 giorni nel centro sportivo'. E io: 'Va bene, accetto'. Arrivai in ritiro e lui era presente. Rimasi colpito, mi fece piacere: aveva rinunciato al suo tempo libero per stare con me. Lui sa come prendermi. Sì, ho i miei lati negativi, faccio ragionamenti particolari dovuti al mio passato. Ma mi piace vivere sempre al massimo. Come mi convinse a giocare trequartista? Non mi parlò mai di trequartista. Mi disse: 'Tu sarai il centrocampista aggiunto'. Aveva paura che se mi avesse definito trequartista, io avrei smesso di rientrare". 

PREMIER E VITA PRIVATA - "Le faccio un esempio: dopo la partita l'adrenalina è a mille, impossibile dormire. E allora, piuttosto che stare a casa davanti alla tv fino alle 5, perché non posso uscire con gli amici? Mi rilasso molto di più, tanto a casa non dormirei comunque. Le foto con Corona? Era una serata tranquilla, lui era lì, che dovevo fare? No, non mi ha dato fastidio la storia. La Premier? Ho avuto la possibilità di andarci, a 28-29 anni. Ma avrei dovuto cambiare cultura, ho fatto sempre le mie scelte in base alla qualità della vita".

SULLA ROMA - "È finita non per colpa mia, almeno non del tutto. Sono rimasto deluso da alcuni comportamenti che come uomo non posso accettare. Io ho sbagliato, di sicuro, come quel video di Capodanno... però loro hanno fatto le cose senza dirmi niente. E invece da uomini veri ci si parla in faccia. La Roma voleva incassare soldi dalla mia cessione. Ho scoperto dopo che erano d'accordo con club stranieri che non avrei mai accettato, mi sono sentito trattato come un giocatore non importante, hanno fatto le cose alle mie spalle. A quel punto mi ha chiamato Spalletti e non ci ho pensato un attimo. All’inizio avevo rimpianti, ma qui sono stato accolto benissimo. Qui ho trovato una società molto preparata, ci sanno fare, sono tutti presenti. Steven Zhang è sempre qua. A Roma il presidente viene una volta all'anno... e io penso che una persona dovrebbe essere presente alla guida di una sua azienda. Sarebbe importante anche per i tifosi: ogni anno cambiano 3-4 giocatori importanti. Magari se ci fosse il presidente potrebbe spiegare meglio il perché di alcune scelte".
SULLA JUVE - "Sono forti, vincono da 7 anni. Ma il campionato è lungo e finora ci sono stati pochi scontri diretti. Dovremo essere bravi noi che siamo dietro a sbagliare il meno possibile. La pressione dev'essere su di loro, devono sapere che siamo pronti ad approfittare dei loro passi falsi. La mia antipatia? Ne ho subite talmente tante che dopo un po' non ce la fai più. Gli juventini dicono che è perché la Juve non mi ha mai voluto? Ma se loro mi hanno cercato per cinque anni di fila! Io ho sempre detto di no e forse è per quello che ce l'hanno ancora con me. Cos'è Ronaldo per l'Italia? Un'occasione per dare visibilità a un campionato che l'aveva persa. E uno stimolo per noi che proveremo a batterlo. Tra lui e Messi scelgo Leo. Cristiano ha bisogno della squadra. Messi ogni tanto ne dribbla 4 o 5 e vince le partite da solo".

SULLA CHAMPIONS - "Per me è un torneo più 'facile' della Serie A. Nel girone ci sono sei partite, tutti giocano per vincere, in Italia si mettono tutti dietro e si fa una fatica enorme. Roma-Barcellona? Quella sera c'era qualcosa di strano nell'aria. Jesus ha fatto la partita della vita contro Messi, la tifoseria carica, il gol di Dzeko subito... Roma-Barcellona è stata la partita più emozionante della mia carriera".

CRESTA ADDIO - "Quanti tatuaggi ho? Non lo so, ho perso il conto. Il primo fu una stella: lo feci solo per sentire il dolore che si provava. La cresta? Basta, ho 30 anni, non la vedrete più. L'ho tenuta a lungo, mi piaceva che i bambini volessero avere i miei capelli. Dove sarò tra 10 anni? A Roma, è il posto dove voglio far crescere le mie figlie. Milano è molto più comoda: a Roma per andare da Casalpalocco al centro ci mettevo un'ora e un quarto, qui in 20 minuti sei ovunque. È tutto più organizzato, il traffico... i semafori (ride, ndr). C'è stata la fashion week poco tempo fa: mi sono molto divertito».

DA BARELLA ALL'INTER - "Barella mio erede? Mi ci rivedo in tante cose. Visto l'esordio in Nazionale? Il calciatore più forte con cui ho giocato? Scontato dire Totti. Penso a Pjanic, la Juve senza di lui non è la Juve. E poi Maicon: lo guardavi e pensavi 'ma questo come c... fa?'. Modric? È il più forte che c'è nel ruolo, ma vorrei prima giocarci insieme... E comunque sono felice dei compagni che ho adesso. Se ho chiesto la 4 a Zanetti? Eh, la battuta gliel'ho fatta e lui non ha risposto. Inter la mia ultima squadra? Ho già chiaro il mio percorso. Può essere... anche perché non giocherò ancora a lungo".