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Alla faccia del ‘Blue Monday’. Ho passato gran parte del lunedì a martoriarmi le orecchie con questa nuova, tremenda locuzione mutuata dall’inglese, che individua sulla base di un non meglio precisato studio il giorno più triste dell’anno. Tra l’altro, chissà perché il ‘blu’ deve essere il colore della tristezza. Comunque, ho trascorso la giornata pensando a quanto fosse stupida questa cosa. Eppure sin dalla primissima mattina hanno iniziato a sommarsi tante piccole scemenze in grado di peggiorarmi l’umore. ‘Però io alla belinata del blue Monday non ci credo’. Sì, certo. Sta di fatto che uno alla sera, dopo le sue mille menate giornaliere, vorrebbe rilassarsi, staccare il cervello, sfogarsi, guardare una partita di pallone e magari risollevare un po’ il morale. Invece, ti ritrovi alle undici di sera incazzato come una biscia e con tante domande che ti frullano in testa. Oltretutto, per me è stato mostruosamente difficile dissimulare. Ero in diretta, negli studi di una trasmissione genovese, e il conduttore mi ha chiesto: “Lorenzo, cosa ne pensi? Non hai più detto una parola”.

E’ vero, mi sono ammutolito negli ultimi dieci minuti di Empoli-Sampdoria. Sono proprio crollato, con tante domande in testa. La principale, però, è una. Chi la difende, la Sampdoria? Già, chi può difendere adesso la Sampdoria? Chi può difendere una società bistrattata, senza peso, evidentemente considerata come un inquilino fastidioso? Ho l’impressione che, dai vertici del calcio, la Sampdoria oggi venga vista come un appestato, come il tizio un po’ imbarazzante e strambo che abita nello stesso palazzo di ricchi benpensanti, soltanto perché ha ereditato l’appartamento di famiglia. Chi può difendere un club trattato negli ultimi vent’anni dai suoi stessi proprietari prima come una zavorra da malsopportare, e poi come una tetta da mungere e strizzare sino a quando non avvizzisce?

Chi la difende, la Sampdoria? Marco Lanna ci ha provato, ai microfoni delle varie televisioni, ma è un tentativo vano, per quanto legittimo e giusto. Gli episodi controversi o clamorosi ci sono sempre stati. Sono abituato a metterne in conto almeno uno a campionato, massimo due. Appunto, massimo due. Qui, per noi, sono almeno quattro o cinque incredibili torti in neppure un girone. Un paio li puoi attribuire alla sfiga. Di più, c’è qualcosa che non va. E’ iniziato tutto con quella inspiegabile decisione della prima giornata con l’Atalanta, poi il copione si è snodato uguale per tutto un semestre.

A rendere ancora più blu il blu del lunedì di ieri ci si è messo anche la sensazione di latente rimpianto perché la Samp, al Castellani, ha giocato bene. Il migliore in campo dell’Empoli è risultato Vicario. I blucerchiati hanno combattuto, e sono stati puniti oltre i loro demeriti, dopo aver creato più azioni in novanta minuti che in un intero girone. La squadra di Stankovic, seppur in maniera fragile e confusionaria, ha lottato ed è sembrata viva. Questa è una stagione storta, è evidente. Ogni sliding door ha sempre imboccato la china sbagliata: la pallina da tennis è sempre rimbalzata nel nostro lato del campo, la fetta di pane ci è sempre caduta dal lato imburrato.
Infine, faccio una sottolineatura sul grido d’allarme lanciato da Marco Lanna. Non credo che quelle del presidente siano dichiarazioni casuali. Ha detto le cose come stanno, abbastanza chiaramente. La Sampdoria sta morendo, ha più un paio di respiri di autonomia, e questa cosa imbarazza e offende il pruriginoso senso del pudore del mondo pallonaro, è evidente. C’è chi aveva promesso di intervenire per salvarla. Spero che alla persona in questione siano fischiate le orecchie, anche se non sono sicuro abbia la sensibilità per accorgersene.

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