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Perdere con la Juventus non può essere considerata un’onta. In qualunque modo la prendi, la partita con i bianconeri è una montagna da scalare. Puoi metterti in campo con due punte e un trequartista, con un centravanti e un rifinitore, con tre attaccanti puri e tre mediani: fa poca differenza. Questi ti battono a prescindere, perché in mediana hanno giocatori superiori, in difesa non sbagliano mezzo intervento e neppure un singolo movimento, e perché se tenti di ingabbiare Ronaldo liberi Morata, e se provi a raddoppiare sullo spagnolo lasci libero Chiesa o McKennie. E se per caso, con concentrazione, abnegazione e sacrificio riesci a limitare i Campioni d’Italia, nel secondo tempo buttano in campo Ramsey, Bernardeschi, Alex Sandro, e tanti saluti. 

Assumere come esempio una sfida contro i bianconeri per evidenziare presunti errori di Ranieri quindi lo reputo ingeneroso e poco corretto. Il sottoscritto non è un grande estimatore del gioco dell’allenatore doriano in linea teorica, forse lo avrete intuito, ma reputo il mister la miglior alternativa possibile - al momento attuale - tra quelle facenti parte del ventaglio di possibilità della società blucerchiata. Possono non piacere alcune sue scelte, un certo tipo di costruzione della manovra incentrata su principi cardine molto ‘anni ‘90’, la scarsissima propensione al palleggio e la tendenza a lasciare possesso e pensieri in mano agli avversari, è tutto soggettivo e i gusti non si discutono. A me, ad esempio, convincono proprio poco. Ma scaricare addosso a lui tutte le responsabilità della sconfitta di ieri sarebbe ingiusto. Con la Juve hai perso perché loro sono più forti in ogni singolo elemento, perché ogni mezza disattenzione e sbavatura la paghi, e perché quando li incontri e li trovi concentrati, anche se un po’ appannati, non hai alcuna possibilità di sfangarla, a prescindere dal modulo e dalle scelte. Piuttosto, non mi sono piaciute alcune dichiarazioni nel post gara, ma questo è un altro discorso, ed esula dall'analisi dei novanta minuti.

Nonostante tutta la premessa, lo 0-2 rimediato dalla Vecchia Signora può legittimamente lasciarti l’amaro in bocca. La Juventus vista al Ferraris, al netto dei valori e della cifra tecnica di gran lunga superiore, è sembrata abbordabile per lunghi tratti di gara. La discriminante è stata la sostanziale differenza di atteggiamento tra le due squadre, e l’impenetrabilità della difesa ospite. Se affronti i bianconeri un gol al passivo lo metti in conto, è fisiologico. Puoi sperare di farne uno tu, sempre che Bonucci e Chiellini concedano un mezzo varco o una piccola disattenzione. Al Ferraris i due centrali, coadiuvati da Danilo e Cuadrado, sono stati perfetti. I corazzieri bianconeri hanno stritolato Quagliarella, e hanno potuto controllare senza particolari difficoltà un Keita apparso troppo fumoso, e quasi sempre autore della giocata più complessa e meno immediata tra quelle a sua disposizione. 
La premessa su Ranieri ovviamente non lo rende immune da alcune riflessioni. La sua Sampdoria non ha giocato bene, e questo è evidente. Il modulo iniziale, ad esempio, l’ho trovato piuttosto macchiavellico e di non facile comprensione. La Samp ha cominciato la partita con uno schieramento ibrido, a metà tra un 4-4-2 spurio con Thorsby esterno sinistro e un 5-3-2 se la palla era nei piedi della Juventus. Con i bianconeri in possesso, Ekdal si abbassava fin sulla linea dei difensori, trasformandosi in un centrale aggiuntivo, mentre il norvegese, sistemato sulla corsia per tentare di arginare McKennie, stringeva in mezzo lasciando Candreva più largo ad innescare l’eventuale ripartenza. Credo che tutto ciò abbia contribuito ad aumentare la confusione della Samp, apparsa in effetti scarsamente organizzata e consapevole. Le fasce poi hanno funzionato proprio poco: a sinistra c’è l’attenuante Thorsby, e tutto sommato Augello ha offerto una buona prestazione, ma a destra con Bereszynski e Candreva la Samp ha faticato moltissimo, di fatto perdendo il 50% delle sue alternative offensive. 

L’allenatore blucerchiato ha provato a correggere il tiro a gara in corso, dapprima inserendo Damsgaard e tornando al 4-4-2 classico. Le cose migliori a livello offensivo il Doria secondo me le ha fatte in quel momento. Nel finale, Ranieri è tornato al 4-4-1-1 con Ramirez e Torregrossa, per sfruttare qualche palla buttata al centro dell’area o qualche calcio da fuori. La sensazione avuta dall’esterno però è stata quella di estremo disordine e poca chiarezza sugli interpreti e sul loro posizionamento in campo. Tutte cose che con la Juve non ti puoi permettere, se poi non vuoi leccarti le ferite. Più della sfida ai bianconeri, però, ritengo fondamentale la prossima partita dei blucerchiati, con il Benevento. All’andata, Samp-Benevento ha rappresentato forse uno dei momenti peggiori del Doria, insieme a Spezia-Samp. Vincere rimetterebbe in ordine gli scontri diretti, e restituirebbe tutto un altro spirito alla truppa in vista del  trittico con Fiorentina, Lazio e Atalanta che, giova ricordarlo già ora, sarà tutto un altro paio di maniche rispetto a quello di quattro mesi fa. Samp-Juve era un bel jolly, non sfruttato e pazienza. Ma in Benevento-Samp la confusione non sarà ammessa.

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