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Da bambino abitavo in un paesino nell'entroterra genovese, arrampicato sugli Appennini liguri e incastrato in una valle dove d'inverno faceva freddo. Ma davvero freddo, ve l'assicuro. Vent'anni fa nevicava spesso, molto più di adesso, e frequentemente la strada si imbiancava. Magari al mattino ti ritrovavi con 10, 15, 20 centimetri di neve per terra. Di saltare scuola però non se ne parlava. Mia madre piuttosto mi dotava di ramponi, e pedalare. Imbacuccato come Messner sull'Everest, si partiva per la stradina che portava giù dalle colline. Il ritorno poi era un'odissea, perchè la situazione degenerava. In salita, su per una strada tutti tornanti, pareva di essere in un girone infernale. Le macchine arrancavano e 'scappavano' tutte quante, tutte tranne lei, la mitica Panda  4x4 vecchio modello di mia madre. Grigia, all'apparenza non le avresti dato un centesimo. In realtà era un trattore. Se la mettevi sullo Stelvio, scalava anche quello con il suo ritmo compassato e pacifico. Saltiamo a due decenni dopo. Ci sono Jeep, Suv, mini Suv, Suvvini, Suvvia. Un mio amico di lavoro fa il guardiano. Vive in cima ad un monte in Praglia, nelle montagne che abbracciano Genova. D'inverno c'è neve, ghiaccio, galaverna, fango, iradiddio. La strada ha più buche delle vie di Roma, anche perchè non ha l'asfalto. Indovinate che macchina si è procurato? Già, proprio lei.

Ecco perchè quando dico che Edgar Barreto è come una Panda 4x4 vecchio modello, non lo sto prendendo in giro. Anzi, gli sto facendo quello che nella mia ottica per un giocatore del genere è il miglior complimento possibile. Il centrocampista paraguaiano qualcuno lo avrebbe rottamato già qualche anno fa. Dopo la sua prima stagione a Genova, diciamo la verità, tutti ci aspettavamo una sua cessione. Io compreso. Sembrava un giocatore bollito, finito, troppo poco tecnico per il pretenzioso filosofeggiare arabescato di Montella, troppo poco moderno per il calcio di qualsiasi altro allenatore. Poi però per fortuna sua, della Samp e nostra a Genova è arrivato Giampaolo, con il suo 4-3-1-2 e le sue mezz'ali tutte sacrificio e corsa continua. Barreto è diventato un punto fermo nello spogliatoio, una chioccia perfetta per le nidiate di ragazzini terribili portati a Bogliasco da quel fenomeno di Pecini. Eppure ogni estate l'ex Reggina e Palermo veniva dato sul piede di partenza. E puntualmente ci ha smentito tutti. Il suo dinamismo e la sua quantità hanno fatto le fortune della Samp, che lo rispolvera ogni volta che la situazione si complica, quando le partite sono toste e c'è bisogno di uno che picchi e randelli in mezzo al campo. Ad un certo punto è sbucato persino il Milan, quando il suo contratto si avviava alla scadenza e l'addio sembrava inevitabile. Per fortuna di Giampaolo e dei tifosi blucerchiati, Barreto non si è fatto allettare da altre proposte, accettando di spalmare e dilazionare il suo ingaggio pur di rimanere nella città che lo ha adottato, e dove la sua famiglia vive alla grande. Il clan Barreto passeggia in centro e sulla riviera, i bambini giocano e si divertono nelle giovanili blucerchiate, mentre il papà, beh, il papà fa lo stesso, ma con i grandi.

Già tempo fa in un Sampmania avevo parlato del 'curioso caso di Benjamin Barreto', perchè il centrocampista 34enne sembra ringiovanire stagione dopo stagione, proprio come accadeva a Benjamin Button. In questo campionato però il paraguaiano sta andando oltre ogni aspettativa. E dire che la prima partita è stata disastrosa, perchè gli era stato chiesto di giocare regista. Ecco, quello non fateglielo fare. Lui ci prova, per carità, ma è come domandare ad una Panda di cimentarsi sul circuito di Montecarlo. Non è progettata per questo compito. Da lì in poi però Giampaolo lo ha riportato nel suo ruolo, tutto a destra nei tre di centrocampo, e non ha più sbagliato neppure un pallone. Ha giocato 7 partite su 7, di cui 6 da titolare, tutte ad un livello impressionante. Contro la Spal, era letteralmente ovunque. Al ritorno dal Ferraris in macchina gli amici che erano allo stadio mi hanno chiesto se in campo ci fosse solo Barreto per la Samp. Tutti i palloni doriani passavano di lì, che fosse per un recupero o per impostare il gioco. Effettivamente a 34 primavere, quando molti suoi colleghi svernano al sole di Miami o studiano per diventare allenatori, si è trasformato nel Quagliarella del centrocampo della Samp. Ci manca solo che acquisti il dono dell'ubiquità, ma se continuà così non ci vorrà ancora molto. Nel frattempo è diventato il secondo blucerchiato per kilometri percorsi dietro solo al sorprendente Ekdal, e davanti a gente con 10-15 anni di meno. E' quinto per minuti giocati su tutta la rosa, e si è messo pure ad effettuare cambi di gioco splendidi a venti-trenta metri di distanza con l'esterno. Guardare il gol segnato da Caprari con la Fiorentina per credere.
Quante cose sono cambiate, da quell'estate 2016 ad oggi. La Panda 4x4 ha continuato a macinare chilometri, e chi se ne frega della ruggine, dei primi scricchiolii. Idem Barreto. Chi se ne importa se sono passati anni, l'importante è non andare fuori ritmo, e mantenere quell'andatura compassata e costante da trattorino. Con queste premesse, si può continuare così all'infinito, l'importante è non fermarsi mai. Vale per la Panda, e anche per Edgar.

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