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Si è consumata in dieci minuti di frustrazione e promesse di nuovi incontri la contestazione alla squadra di ritorno dalla settima sconfitta consecutiva a Palermo. Nessun vessillo riconducibile agli Ultras, in strada. Nessuna tifoseria organizzata si è presentata in aeroporto. Solo una ventina di sampdoriani arrabbiati che sarebbero rimasti con un palmo di naso se il pullman, entrato nella zona protetta dello scalo a caricare la squadra, fosse partito con un attimo di anticipo. Invece quei pochi hanno fermato la fuga, sdraiandosi letteralmente sull'asfalto in faccia al cancello automatico dell'ingresso carraio, presidiato da ogni genere di forza militare e di polizia. Ma alla luce di com'è andata ragioni non ce n'erano se non la prudenza. Perché chi c'era era lì per parlare e non si è coperto il volto e non si è caricato di frutta marcia o peggio di pietre come altrove in altri tempi.

(Il Secolo XIX)