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Buio profondo, la squadra è persa e continua a perdere, sesta sconfitta consecutiva e una luce all'orizzonte che si fatica a ritrovare. Sarebbe facile adesso scagliarsi contro l'allenatore o la società, ma la realtà dei fatti è che questa situazione è una cosa ciclica che oramai da cinque stagioni accompagna i campionati dell'Udinese. Appena la squadra sente aria di tranquillità comincia a non andare più avanti e questo è un problema che va risolto perché a questo punto non può più essere colpa dell'allenatore.

Il primo a farne le spese è stato Guidolin, in quel finale di stagione che aveva dato la sensazione a tutti di pancia piena dopo le tre stagioni pazzesche con le due qualificazioni Champions e una in Europa League. Invece era solo l'inizio, a farne le spese poi tutti gli altri con Stramaccioni, De Canio e Del Neri che a modo loro hanno vissuto la stessa situazione. In mezzo anche Colantuono e Iachini ma qui gli esoneri furono dettati da tematiche completamente diverse.
Adesso Oddo si ritrova nella stessa situazione, con un'attenuante piuttosto grande alla casella infortuni. A rotazione gli sono mancati un po' tutti, prima Widmer e Adnan poi è saltato Lasagna, fino ad arrivare a ieri con i forfait di Behrami, Fofana e la squalifica di Barak. Certo in queste condizioni era impossibile fare bene a Bergamo, un centrocampo composto da tre ragazzi per la prima volta insieme: Balic, Jankto e Ingelsson.

In quest'ottica lascia un po' perplessi il fatto che in una situazione d'emergenza, il tecnico sia andato a toccare anche altri giocatori come Widmer e Samir che potevano dare un pizzico di esperienza in più ai nuovi, invece, squadra rivoluzionata con l'inserimento di Zampano e il ritorno di Nuytinck. Però non credo sia confusione, piuttosto un tentativo estremo da parte del tecnico di trovare nuovi stimoli tra i giocatori meno utilizzati. Ora arriveranno in sequenza la Fiorentina e la Lazio al Friuli, ma se c'è un buon motivo per sorridere è che Lasagna è pronto al rientro.