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Non credo che la situazione economica dell’Inter possa incidere molto sulla squadra. Meglio non avere problemi, questo è certo, ma questo tipo di problemi sono del genere che conviene anche ai giocatori contribuire a risolvere. Nessun giocatore ha paura di perdere gli stipendi. Alla fine della stagione, quindi entro il trenta giugno, ognuno deve firmare una lettera liberatoria in cui spiega di essere stato completamente pagato. In mancanza di questo la società inadempiente non viene iscritta al campionato. Stessa cosa per i premi scudetto, che in una squadra come l’Inter vengono discussi a inizio campionato e sono dunque soggetti allo stesso obbligo di pagamento.



Inoltre il giocatore vive di se stesso, non ha nessun interesse a non usare al meglio una buona stagione, perché ne uscirà valorizzato. Nessuno gioca davvero per una squadra, tutti giocano soprattutto per se stessi. E’ questa specie di egoismo la garanzia migliore di rendimento. La presidenza, non Marotta, non Conte, solo chi è realmente responsabile, dovrà farsi vivo, spiegare spesso, assicurare sempre. Adesso a Milano non c’è nessuno dei Suning. E’ questo vuoto che non solo disorienta, ma può portare al piacere di una ritorsione.