Una vittoria senza qualità. La ragione è che Rino Gattuso ha rinunciato ad essa (alla qualità, intendo, non alla vittoria) schierando nove uomini che, in campionato, non sono titolari. E l’esito è stato che il Milan ha segnato una sola volta nella porta del Dudelange, all’esordio in trasferta di Europa League. 

D’accordo che non ci sono più i lussemburghesi di una volta, quando venivano sepolti da valanghe di reti. D’accordo che la Nazionale del Granducato è, tra le piccole, una delle più vivaci e sorprendenti. D’accordo pure che il calcio è contaminazione e oggi, anche se in un campionato dilettantistico, giocano ex professionisti di esperienza e spessore. Però qualche gol in più, seppure dal Milan B, era lecito attenderselo. 

Come di solito capita, in queste circostanze. il portiere degli avversari, Frising, è stato protagonista. Fermando una prima volta Bakayoko (21’ ), poi due volte Higuain ad inizio e alla fine della ripresa. Straordinaria la deviazione con cui al 49’ ha sventato un gol fatto dell’argentino (azione ben congegnata tra Borini e Laxalt, cross dell’ex genoano e conclusione di interno destro del Pipa) e, nel finale di partita (82’), quando si è opposto, questa volta con il corpo, ancora su Higuain che si era liberato in area (assist del neo-entrato Calhanoglu). 

La partita, in verità, si era sbloccata prima, esattamente a un minuto dallo scoccare dell’ora di gioco. Buono il lancio di José Mauri per Castillejo, pronto il servizio per Higuain e fulminea la conclusione, deviata, che è finita in rete dopo essere passata sotto la mano del portiere. 
Visti il numero delle occasioni e l’iniziativa praticamente costante del Milan, non si può proprio dire che il vantaggio fosse casuale o immeritato. Piuttosto va considerato che è arrivato tardi in rapporto alla mole di gioco e, soprattutto, che non è stato seguito da almeno un altro gol. 
Borini ci ha provato due volte
nel giro di tre minuti, tra il 64’ e il 67’, sempre su cross di Castillejo dalla destra. Nel primo caso, il pallone è finito sull’esterno della rete. Nel secondo, ha colpito di netto il palo. 

Pur confermando il 4-3-3, Gattuso ha fatto un paio di calcoli e concluso che se Abate e Laxalt sugli esterni, Bertolacci, José Mauri e Bakayoko a centrocampo, Borini e Castillejo accanto a Higuain, non giocano neanche contro il Dudelange, allora non avrebbe senso allenare più di venticinque giocatori. 
Nessuna sorpresa, per carità, ma credo che anche l’allenatore del Milan si aspettasse almeno un punteggio e un primo tempo diversi.

E’ vero che Reina - il portiere di coppe - ha dovuto sbrigare poco meno dell’ordinario, senza rischiare mai. Vero, anche, però nel primo tempo il ritmo del Dudelange è sembrato addirittura superiore a quello milanista. Certo, i lussemburghesi pressavano e rincorrevano gli avversari, ma creando più di qualche difficoltà nella costruzione del gioco che, poi, a detta anche di chi ci ha raccontato la partita su Sky, avrebbe dovuto consistere nel lancio per lo scatto profondo di Higuain. Detto che il centravanti, fino all’intervallo, ha concluso una volta fuori, va ricordato, oltre all’inserimento in area di Bakayoko, un colpo di testa, da angolo, di Castillejo, deviato con il corpo da El Hriti.

Cosa voglio lasciar intendere con questo? Che se il gol fosse arrivato nella prima parte della gara, forse avremmo visto un altro Milan. In assoluto questo non è stato insufficiente, ma purtroppo si è adeguato all’avversario, convinto com’era - e come è stato - che la vittoria in qualche modo sarebbe arrivata. 
Un atteggiamento che, secondo me, non è piaciuto a Gattuso
. Primo perché non allena né la testa, né le gambe. Secondo, perché nel calcio può sempre entrare l’imponderabile. 
Infatti, poco prima del gol decisivo, l’allenatore stava facendo scaldare quasi tutti i titolari tenuti in panchina. Un segnale che, evidentemente, è stato recepito se pochi minuti dopo il Milan è andato in vantaggio. 
Messaggio per chi si accontenta. Il Milan ha incamerato tre punti e risparmiato risorse che serviranno domenica con l’Atalanta. Dopo il pari indigesto di Cagliari, tornare a vincere è una necessità. Sempre che l’obiettivo sia la Champions League. Come tutti ci hanno detto e continuano a dire.