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Se non fosse per il nasone e per il suo stile di difensore rude anche oltre le intenzioni, a Giorgio Chiellini spetterebbe di diritto un posto fisso tra i migliori interpreti del ruolo.

E non è un caso se il suo nome è stato appena inserito tra i candidati del Fifa Fifpro World XI, ovvero la formazione dell’anno scelta sulla base delle preferenze espresse dai giocatori stessi (e c’è chi lo ha premiato anche come uno dei migliori 50 di sempre).

Chiellini è un difensore efficace come pochi e affidabile sotto tutti i punti di vista (come direbbe Conte). Giova ricordarlo, nonostante tutto. Si è visto anche nelle ultime uscite, quando Allegri lo ha preferito a Bonucci nello schieramento a quattro utilizzato con il Milan e poi anche nella classica difesa a tre risultata insuperabile con il Manchester City. Due ottime prove che meritano una sottolineatura, dal momento che a Chiellini capita spesso di finire prematuramente sul banco degli imputati. Ad esempio in questa prima parte della stagione, per le difficoltà incontrate dalla nuova Juve di Allegri e pure nelle ultime esibizioni in Nazionale. Il “trend negativo” è stato accentuato dal cartellino rosso rimediato nella pessima gara contro il Sassuolo (il primo dopo 8 stagioni) oltre a quello scivolone di Moenchengladbach che aveva favorito il gol del Borussia. È stato il momento più difficile, ma poi con una reazione puntuale, all’altezza del campione.   

Il fatto è che Chiellini (con il nasone e il gioco rude di cui sopra) è sempre atteso al varco. Alla prima defaillance, c’è chi è pronto a fargli pagare il tocco stilisticamente imperfetto, il contrasto troppo duro, l’appoggio fuori misura.
Niente di nuovo, è sempre stato così. Fin dai tempi degli esordi alla Juve, quando Fabio Capello (che già lo avrebbe voluto alla Roma) lo schierava titolare sulla fascia sinistra incurante dei mugugni di buona parte della critica. E poi via via nel corso degli anni, quando Chiellini si è adattato – con Ranieri – al nuovo ruolo di centrale pagando lo scotto della novità ma in poco tempo affermandosi tra i migliori interpreti internazionali.

Tutto questo nel segno della potenza fisica abbinata all’intelligenza. Chiellini appartiene alla categoria rara dei calciatori laureati, gestisce i suoi interessi assieme al fratello agente, è uno dei giocatori – e non solo – che prima e meglio ha capito il ruolo dei canali social e l’importanza di curare la propria immagine digitale. E sostiene campagne mediatiche per buone cause come la lotta alla Sla. Chiellini non esprime concetti banali, in campo è sempre corretto nonostante la sua superiore fisicità. Chiellini non si spaventa se deve marcare Ibrahimovic o Suarez, neppure se uno fa battute sul suo naso (da che pulpito) e l’altro lo morde come Dracula. Con buona pace dei suoi detrattori, quelli che si scandalizzano se lo trovano nelle selezioni dei migliori, oppure che non aspettano altro che un suo gomito alzato per condannarlo. 

Luca Borioni