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Passino i 7 gol incassati nelle prime due giornate di campionato, frutto di una condizione atletica approssimativa e di meccanismi difensivi tutti da rifinire. Passi persino la sconfitta nel primo scontro scudetto stagionale contro la Juventus, capitato soltanto alla seconda giornata e maturata in circostanze molto fortuite. Ma i primi 180' di campionato sono risultati sufficienti a suscitare qualche perplessità sulla consistenza del Napoli e ad aprire i primi processi contro Carlo Ancelotti, che in questa stagione si gioca molto a livello di carriera.

SQUADRA PIU' FORTE - Il tecnico emiliano dispone di una squadra più forte rispetto a quella della passata stagione, più ricca di alternative e qualitativamente superiore, perché Manolas-Koulibaly è sulla carta una coppia di centrali migliore di Albiol-Koulibaly, perché Di Lorenzo offre più prospettive rispetto a Hysaj; perché Elmas può offrire più imprevedibilità e maggiori soluzioni tattiche di Diawara, perché Lozano e Llorente saranno jolly più spendibili, anche per cambiare le partite in corso, rispetto a Ounas e Verdi. Una rosa che esce da questa finestra di mercato con una vocazione offensiva ancora più spiccata, ma per questa ragione ha bisogno di passare attraverso una delicatissima opera di ricerca degli equilibri che Ancelotti sembra avere soltanto iniziato.

IL MODULO NON FUNZIONA - Il 4-2-3-1 esibito a Firenze e Torino é un sistema di gioco che, per le caratteristiche dei calciatori del Napoli e a maggior ragione in un periodo dell'anno in cui le gambe non vanno come si vorrebbe, non sembra fare propriamente al caso di questo gruppo. Zielinski non è oggi un mediano per un centrocampo a 2, Fabian Ruiz non si trova a suo agio da trequartista e anche la gestione dei laterali bassi per il momento non convince. Se si è deciso di preferire Di Lorenzo a Hysaj e Malcuit a destra, sulla corsia opposta bisogna prendere atto del fatto che Ghoulam è ben lontano dalla sua versione migliore e che il tanto vituperato Mario Rui offre oggi maggiori garanzie.

SINDROME DI INFERIORITA' - Ma soprattutto, al netto di un rodaggio che non può considerarsi completato ai primi di settembre, contro la Juventus i segnali più inquietanti sono arrivati dall'eccessiva arrendevolezza mostrata dal Napoli. Subito il primo gol, la squadra si è sciolta, restando in balia degli eventi per un'ora e risalendo la china solo quando la formazione di Sarri è andata in riserva. Quei limiti palesatisi nei momenti clou della passata stagione sono ripiombati tutti in una sera: questione di mentalità e di capacità di toccare le corde giuste di un gruppo che sembra ancora prigioniero della sindrome di inferiorità nei confronti della Juve. Questioni che chiamano in causa Ancelotti, che quest'anno si gioca tutto. Forse anche il futuro a Napoli.