C'è voluto quasi un secolo, per l'esattezza 93 anni, prima che un giocatore del Genoa potesse tornare ad indossare la fascia da capitano della nazionale italiana.

Il quarto d'ora della sfortunata partita di lunedì sera con il Portogallo in cui Mimmo Criscito ha capitanato gli azzurri ha interrotto un'astinenza che durava dal 1925, quando l'importante onore spettò a Renzo De Vecchi, uno dei primissimi fuoriclasse del calcio nostrano soprannominato il "Figlio di Dio".

“Mi ha fatto estremamente piacere ricevere questo riconoscimento - ha dichiarato Criscito al sito ufficiale del club rossoblù - Sono orgoglioso di aver avuto questa opportunità. Un passaggio significativo”.

Come specifica ancora la pagina ufficiale del sodalizio ligure delle 25 presenze sommate in Nazionale maggiore da Criscito, ben 16 sono arrivate durante le stagioni trascorse al Grifone. Un dato che lo pone al quinto posto assoluto in questa speciale classifica, comandata proprio da Renzo De Vecchi (31 partite), davanti a Felice Levratto, Ottavio Barbieri (21 per entrambi) e Giovanni De Prà (19): “Sono nomi che solo a sentirli - ha proseguito il capitano genoano - per ciò che hanno rappresentato nella storia del Genoa, mettono i brividi. Da oggi sono tornato al lavoro a Pegli con i compagni. Con il Bologna sarà una partita difficile, daremo il massimo per cercare di fare risultato”.