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La sessione di mercato meno turbolenta della storia recente del Genoa si sta chiudendo con un colpo a sorpresa. A sei anni di distanza dal suo addio, nelle prossime ore Mbaye Niang potrebbe tornare a vestire la maglia del club più antico d'Italia.

FAVOREVOLI & CONTRARI - Un ritorno controverso, quello dell'attaccante franco-senegalese, che sta spaccando a metà la tifoseria rossoblù. Da una parte c'è chi, ancora abbagliato dallo sgusciante giocatore ammirato nei primi mesi del 2015, spera di poter ammirare nuovamente la sua classe ed esultare per i suoi gol; sul fronte opposto troviamo invece coloro che ritengono Niang un talento inespresso, un campione mai sbocciato che dopo la parentesi genoana ha sempre fallito la propria missione, tanto da finire a giocare per una squadra di secondo piano del campionato francese.

TALENTO INESPLOSO - In questa eterna lotta tra guelfi e ghibellini io mi schiero dalla parte di questi ultimi, ossia di chi non ripone particolari aspettative dal secondo sbarco a Pegli del 26enne di Meulan-en-Yvelines. E lo faccio per almeno un paio di motivi. Il primo è prettamente tecnico. Al di là di quel famoso semestre in rossoblù, quando il giocatore arrivato in prestito dal Milan contribuì in maniera decisiva a scrivere una delle pagine più belle della storia del Grifone (poi ahimè coperta di nero da aspetti extra calcistici) la carriera di Niang è una lunga sequenza di se e di ma. Il micidiale attaccante ammirato alla corte di Gasperini non si è più visto nella sue successive avventure, se non a sprazzi sempre più infrequenti. Caratteristica peraltro comune a molti ex allievi del tecnico di Grugliasco. Arrivato più volte sul punto di esplodere definitivamente, il suo talento è rimasto impresso soltanto in qualche giocata estemporanea o in partite talmente sporadiche da far più arrabbiare che sorridere. Segnali troppo evidenti per non essere presi in seria considerazione da chi vuol dare un giudizio complessivo del giocatore. Pensare che quello di sei anni fa sia stato solo un lampo isolato nel mezzo di una carriera vissuta a corrente fin troppo alternata appare la classica eccezione che conferma una regola.
IMPORTANZA TATTICA - L'altro aspetto che non mi convince è quello tattico. L'ormai pressoché certa partenza di Scamacca fa sì che Mattia Destro rimanga l'unico vero centravanti di ruolo a disposizione di Davide Ballardini. Nella pur folta batteria di attaccanti non esiste infatti un alter-ego dell'ascolano. Centravanti non è Shomurodov anche se lì può giocare. E non lo è neppure Niang, naturalmente strutturato per agire più da seconda punta o da ala che da perno centrale. Facendo tutti gli scongiuri del caso e confidando che la ritrovata verve realizzativa di Destro, che peraltro è già in diffida, possa essere ancora molto proficua, viene d'obbligo chiedersi chi potrebbe sostituirlo o farlo rifiatare quando ce ne sarà bisogno. Certamente un adattato. Non esattamente la soluzione ideale.

Siamo quindi sicuri che Niang a questo Genoa servisse davvero? Non sarebbe forse stato meglio puntare su un nome magari meno conosciuto ma più funzionale? Interrogativi che ovviamente lasciano il tempo che trovano, ai quali saprà dare una risposta certa e inappuntabile soltanto l'unico vero giudice del pallone: il campo.
Nel dubbio, intanto, sarebbe bene comprare una bella sciarpa da regalare a Destro...