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Ci mancava solo l’algoritmo. Come se non bastassero tutte le ipotesi più o meno fantasiose ventilate negli ultimi tre mesi, quella di concludere la stagione calcistica affidandosi ad una serie di sequenze matematiche appare francamente la più assurda di tutte.
 
Chiaro che si tratta di una soluzione estrema, adottabile soltanto nel caso in cui il campionato attuale non riuscisse a conoscere la sua naturale conclusione. Una soluzione oltretutto pensata dopo che tutte le altre alternative sono state bocciate più o meno all’unanimità dalle società di A. Eppure accettare che il destino di un club dipenda da delle fredde e per certi versi poco gestibili statistiche corrisponde a togliere un’ulteriore dose di passione e calore ad uno sport che sembra voler sempre più stravolgere la propria natura.
 
Sbagliare un rigore al 92’ di una gara che si sta vincendo, o perdendo, abbondantemente sarebbe totalmente inutile ai fini del risultato in questione ma potrebbe viceversa, anche dopo diverse settimane, rivelarsi decisivo per stabilire l’esito di un’intera stagione. La differenza reti assumerebbe un peso specifico enorme, aumentando addirittura il suo potere se raffrontata con l’avversario di turno. Un errore contro una formazione di alta classifica avrebbe in pratica meno importanza di uno analogo commesso contro un avversario più morbido. Insomma ogni minimo episodio di ogni singola partita potrebbe essere quello decisivo. Un aspetto che all’apparenza sembrerebbe dare ulteriore gusto al calcio ma che nella realtà lo trasformerebbe da materia in grado di accomunare un popolo formato da 60 milioni di commissari tecnici ad argomento per accademici o addirittura per cartomanti.
 

Ma il calcio non è scienza, né divinazione. Il calcio è bello e popolare proprio perché si basa su poche regole, semplici ed intuitive. Non su intricate combinazioni matematiche. A questo punto, se proprio ci sarà la necessità di dare una conclusione alternativa alla Serie A, tanto vale affidarsi a play-off e play-out. Almeno in quel caso ognuno sarebbe padrone del proprio destino sul campo. E non lo affiderebbe ciecamente a numeri capricciosi, poco affascinanti e spesso dominati soltanto dalla sorte, dando l'ennesimo colpo ferale ad un calcio in cui sempre più spesso si fa fatica ad immedesimarsi.