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    Grande Inter per 180': vince con la testa e con i cambi. Leao non era lui

    Grande Inter per 180': vince con la testa e con i cambi. Leao non era lui

    • Alberto Polverosi
      Alberto Polverosi
    L’Inter con pieno merito va a Istanbul. Ci troverà il Real Madrid o il Manchester City in una finale che i nerazzurri hanno conquistato tredici anni dopo il fantastico 2010 di José Mourinho. Se all’andata aveva vinto nettamente giocando di qualità, con forza, ritmo, aggressività e idee, con l’istinto della squadra rabbiosa, al ritorno ha vinto con l’intelligenza tattica, la saggezza, la freddezza, la compattezza della squadra che sa ciò che vuole e alla fine con i cambi giusti. Centottanta minuti di grande Inter in una stagione che passerà alla storia della Pinetina: 5 derby, 4 vittorie per Inzaghi. Il Milan ha fatto tutto quello che poteva fare in questo momento di scarsa brillantezza. Il problema è che è poco, molto poco, soprattutto non è stato sufficiente a ribaltare l’Inter dopo il 2-0 dell’andata. Tutti, sul fronte milanista, aspettavano Leao, ma il portoghese ha toccato la prima palla dopo 6 minuti, l’ha regalata a Dumfries e per fermarlo l’ha steso. Si è capito subito che non era lui. Un solo spunto nel primo tempo, uno spunto alla sua maniera che poteva diventare gol, ma la palla è filata via vicina al secondo palo. Altro non ha fatto nei primi 45' e altro non farà nella ripresa.

    LA MOSSA DI PIOLI - Il Milan ci ha provato col suo calcio che in questi tempi è pieno di intoppi, un calcio troppo leggero, senza sostanza. L’Inter l’ha controllato, giocando sul 2-0 della scorsa settimana, ma quando è ripartita ha messo in difficoltà la difesa rossonera, fino a provocare la grande parata di Maignan, un miracolo vero e proprio, sul colpo di testa micidiale di Dzeko dopo una punizione altrettanto micidiale di Calhanoglu. Pioli aveva avuto una buona idea spostando Diaz sulla destra, dalla stessa parte di Messias, così Krunic, o Tomori, o Thiaw, consegnavano subito la palla allo spagnolo che non aveva marcatori in quella zona di campo. E’ andata bene un paio di volte, poi Inzaghi ha sganciato Bastoni su quella mattonella e la libertà di Diaz è finita insieme alla possibilità del Milan di arrivare con un briciolo di qualità dalle parti di Onana.

    LA TATTICA DI INZAGHI - L’Inter ha giocato una partita profondamente diversa dall’andata, a conferma di indiscusse risorse tattiche in possesso dei giocatori ma soprattutto del loro allenatore. Non ha forzato i ritmi, non ha fatto irruzione nella metà campo rossonera, non ha messo le mani al collo del Milan, ma l’ha aspettato. Con calma, con la solita e solida organizzazione difensiva. Organizzazione che è saltata in una sola occasione, quando Tonali di forza è scappato via a Mkhitaryan e dal fondo ha messo la palla al centro, Diaz in piena area aveva la porta spalancata ma non ha angolato e Onana ha parato. Nel primo tempo i veri dubbi li ha sparsi sul campo l’arbitro francese Turpin: ha graziato Tonali e Calabria che meritavano il giallo e nella prima occasione del Milan, quella di Diaz, non ha fischiato un fallo evidente su Barella. Fosse arrivato il gol sarebbe scoppiato il finimondo. Nella ripresa, non ha visto un pestone brutto e volontario di Acerbi a Tonali a palla lontana, anche quello era un giallo pieno.

    INTER CAMBI OK - Inzaghi ha perso Mkhitaryan per infortunio nel finale del primo tempo, ha messo Brozovic e spostato Calhanoglu sul centrosinistra. Il cambio non ha modificato la sostanza della partita e tutti i difetti attuali del Milan sono emersi proprio nel secondo tempo. L’Inter, intuendo la difficoltà dei rivali nel raggiungere le punte, ha lasciato l’iniziativa al Milan e con la palla al piede i rossoneri non sapevano da che parte andare. Palla a Messias, errore sicuro. Palla a Diaz, rimbalzo sulla linea difensiva. Quanto a Leao, girava a vuoto. Anzi, camminava a vuoto. Inzaghi ha fatto i cambi giusti e soprattutto col tempo giusto, Pioli li ha tardati ma il confronto delle due panchine resta impietoso per il Milan. Da Gosens e Lukaku, entrati al posto di Dimarco e Dzeko, sarebbe nata l’azione del gol interista.

    LUKAKU-LAUTARO - La squadra di Pioli non trovava sbocchi, l’Inter difendeva con estrema facilità e ripartiva con Gosens e Lukaku negli spazi che il Milan stava lasciando per cercare l’assalto finale. Assalto rimasto solo nelle intenzioni. Così, in fondo a un’azione un po’ confusa in area rossonera, Lukaku ha trovato Lautaro al limite dell’area e il sinistro del campione del mondo si è infilato sul palo coperto (male) da Maignan. Per l’argentino era l’ottavo gol rifilato al Milan, la squadra a cui ha segnato di più. Nell’occasione l’errore più grave è stato di Kalulu che ha mollato Lautaro per marcare chi era già marcato, ovvero Lukaku. Per dire, Kalulu era entrato al posto di Thiaw, acciaccato e ammonito. Pioli voleva mettere dentro Kjaer che però ha tardato la...vestizione, l’allenatore si è arrabbiato, ha cambiato la sostituzione e Kalulu è entrato nell’azione del gol dalla parte opposta di Lukaku e Gosens. Quando si dice i cambi.


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