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Chi vorrà vedere per forza il bicchiere mezzo pieno, elencherà i risultati della Juve e i gol di Ronaldo in questi tre anni fingendo che sia stato un connubio felice: due scudetti, due Supercoppe italiane, una Coppa Italia, 101 reti. E dirà incredulo: non vi basta? No, non ci basta.

Quando Ronaldo è arrivato alla Juve, eravamo tutti felici nonostante già non fosse giovanissimo. Perché avremmo avuto anche noi, nel nostro campionato, un fenomeno mondiale: ci saremmo divertiti, i nostri calciatori si sarebbero confrontati con uno dei più grandi del pianeta, la Serie A avrebbe guadagnato appeal. Quanto ai bianconeri (dirigenti e tifosi), l’acquisto di Cristiano era un segnale di grandezza, ambizione, fame, potenza: andiamo a prenderci la Champions.

E’ andata in modo diverso. Di scudetti ne sono arrivati due su tre, un percorso non trionfale per una società che, nei sette anni precedenti, non aveva fallito un colpo. E’ ovvio che la Juve non ha perso l’ultimo titolo dall’Inter per colpa di Ronaldo, il quale tra l’altro ha anche vinto la classifica dei cannonieri, però lui non è riuscito a evitare il netto declino della squadra in Serie A (è arrivata tra le prime quattro solo per il harakiri del Napoli).
Ma il vero motivo per cui Agnelli ha acquistato Cristiano è un altro: vincere la Champions. Era l’uomo dello step decisivo, dell’ultimo gradino: Allegri aveva portato i bianconeri in finale due volte in quattro anni, con CR7 anche quella partita - conclusiva e maledetta - doveva essere vinta. Invece è stato proprio qui, nella manifestazione più importante e sognata, che i risultati sono stati disastrosi: fuori nei quarti con l’Ajax (Allegri) e poi negli ottavi con il Lione (Sarri) e con il Porto (Pirlo). Un bilancio quasi umiliante per la Juve di Ronaldo, cadute fragorose che lui, dall’alto delle sue cinque Champions, non ha potuto e saputo evitare. E’ stato vittima della pochezza juventina o colpevole per non avere preso per mano i compagni, trascinandoli oltre gli ostacoli?

Ronaldo ha trovato una Juve fortissima e ne lascia una che probabilmente lo è di meno, forse anche perché Cristiano ha prosciugato le risorse economiche che avrebbero permesso al club di rafforzare il resto della squadra nell’ultimo periodo (comunque di investimenti ne sono stati fatti, De Ligt e Chiesa per esempio). Ma l’aspetto più amaro della sua avventura a Torino è il rapporto con il mondo bianconero: non ci sono mai state naturalezza e empatia, non è mai sbocciato l’amore vero, anche se molti tifosi sono impazziti per questo campione che è un mito dei nostri giorni, quasi una leggenda. Nonostante gli scudetti, nonostante i gol, la fuga di CR7 verso lo United è una grande sconfitta. Ha perso Ronaldo, ha perso la Juve.

@steagresti