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Nuovo estratto dell'autobiografia di Giorgio Chiellini, "Io, Giorgio". Il capitano della Juve ripercorre alcuni momenti della sua avventura in bianconero e svela alcuni retroscena di mercato.

IL PRIMO SCUDETTO CON CONTE - "Contro il Lecce pareggiammo il mercoledì, e il sabato eravamo già partiti per Trieste. Ci toccava andare a giocare contro il Cagliari tifando l’Inter, perché a Milano c’era il derby, pensate un po’ come eravamo ridotti! Vennero mio fratello, mia mamma, mio suocero, cinque ore di macchina da Livorno. Ricordo la tensione la domenica, dopo la merenda delle 17. Poteva succedere di tutto. Se avessimo pareggiato e il Milan avesse vinto… Ma dopo 6 minuti eravamo già in vantaggio, e l’Inter ne fece 4 al Milan. Sul nostro 2-0, autogol di Canini, ci concentrammo sul risultato del derby milanese, e a un certo punto capimmo che era fatta. Non era il mio primo scudetto. O forse sì. Sul campo in realtà lo avevo già vinto nel 2006, ero giovane, avevo messo insieme 23 presenze in partite vere, quelle importanti Capello me le faceva giocare tutte. Insomma, mi era sembrato fin troppo facile, non me n’ero quasi reso conto. Poi la B era stata una festa, avevo 21 anni, tante offerte, ma dove andavo? Ero alla Juve". 
LE DIFFICOLTA' CON DELNERI - "Il Chiellini-bandiera è nato in seguito, negli altri 14 anni bianconeri. Dopo l’immediato ritorno nella massima serie, il terzo e il secondo posto in A con Ranieri sono stati una rinascita, mentre i due settimi posti successivi un’agonia, da stare male fisicamente. Al termine del campionato 2010/2011 da 87 chili ero sceso a 82, non esagero se dico che rischiai di ammalarmi: la peggiore stagione della mia carriera. Un po’, bisogna dirlo, per il modo di giocare di Delneri, persona eccezionale ma zonista puro, integralista. Gli voglio bene, ogni tanto ci viene a trovare con i nipotini, a quel tempo era il papà di tutti noi giocatori ma certi concetti non li puoi sempre applicare con i campioni, con loro gli estremismi tattici non funzionano in automatico. Per fortuna, in certi casi accade che i giocatori siano talmente forti da non subire troppo il contraccolpo. Comunque, si può e si deve migliorare sempre, con tutti. Bisogna aprirsi al mondo, per crescere". 

RETROSCENA DI MERCATO -  "Nel 2010 potevo passare al Real Madrid e nel 2011 al Manchester City, non ci sono andato molto lontano: dopo i due settimi posti ci pensai seriamente. Nel primo caso, il mio agente aveva parlato con un mediatore del Real, ci andammo abbastanza vicini ma a Madrid era appena arrivato Mourinho che pretese a ogni costo l’acquisto del suo connazionale Ricardo Carvalho. E anche la Juventus fu contenta di tenermi, era appena entrato Marotta in qualità di direttore generale. Per quanto riguarda il City, incontrai un loro dirigente a Milano ma poi non se ne fece niente".