327
Abbiamo cominciato come abbiamo finito. Tre gol di scarto con l’Argentina nella Finalissima. Tre gol di scarto con la Germania in Nations League. Non bene, ma in undici giorni ci sono state almeno tre partite confortanti: il successo interno sull’Ungheria e i pareggi con l’Inghilterra (fuori casa) e, nella gara d’andata, con la Germania.

Scrivo questo perché tifosi e giornalisti hanno la memoria corta. Nell’unica volta in cui abbiamo vinto e nelle due in cui non abbiamo perso, il c.t. Roberto Mancini sembrava essere finalmente tornato quel signore che con tanta sagacia (e un po’ di fortuna) ci aiutò a vincere il campionato europeo. Quando, invece, sono arrivate le sconfitte, entrambi pesanti, giù insulti e richieste di dimissioni (dai cosiddetti tifosi) e molte perplessità dalla critica più accigliata per la già indigeribile eliminazione dal Mondiale del Qatar.

Eppure Mancini l’aveva detto: provo i giovani, sperimento con chi non ha mai messo l’azzurro, collaudo quelli che hanno giocato meno. Quando si fanno operazioni del genere, cambiando cinque formazioni per altrettanti impegni (altrimenti la fatica taglia le gambe), la piccola tragedia calcistica è dietro l’angolo. Ma, se nella Finalissima, ci era andata male soprattutto per colpa dei veterani, nelle tre partite successive, esclusa dunque quella di martedì, avevamo visto che più di qualche nostro ragazzo prometteva bene.

Al di là delle prestazioni individuali, io credo che contro l’Inghilterra, l’Italia avrebbe meritato di vincere nettamente. Così come il pareggio, all’andata, con i tedeschi è stato un risultato di valore, ottenuto da Nazionali sperimentali che, forse, non verranno più riproposte. Mi permetto di ricordare che, prima di martedì, la Germania non aveva ancora vinto, che l’Inghilterra ha fatto due punti (e preso quattro gol in casa dall’Ungheria di Rossi) e che, nel loro girone, i campioni del mondo della Francia sono ultimi con un punto, come la Croazia. Altro che Final Four (prevista per la serie A), qui ci sono squadroni che rischiano la serie B e, nonostante gli esperimenti, l’Italia non è tra essi.

Che cosa sta capitando, dunque, in Italia e in Europa?

Nulla che già non si sapesse. Molti c.t. hanno scelto di testare nuovi calciatori facendo venire meno la coesione della squadra. Si è giocato moltissimo in poco tempo (l’Italia addirittura cinque partite), in pieno giugno la condizione fisica non può che essere deficitaria. E questo non si vede solo nelle prestazioni, ma anche nei recuperi fisici.
Dire che Mancini ha sbagliato tutto non è giusto. Ha visto bene lanciando Gnonto e provando Gatti, ha recuperato Spinazzola e Barella, ha confermato Bastoni, ha capito che Scamacca può essere la prima alternativa a Immobile. Martedì, contro i tedeschi, la difesa è stata catastrofica (ma la fase di non possesso è stata anche peggiore), tuttavia due cose sono sicure: Bastoni sarà un titolare inamovibile e Mancini, il centrale, non deve essere più convocato. Meglio Acerbi, meglio Gatti e meglio perfino Bonucci, che noi ringrazieremmo di cuore per la carriera, ma congederemmo senza indugio.

Tira una brutta aria per Donnarumma, l’eroe di dell’Europeo, allora premiato dall’Uefa come miglior calciatore del torneo. Un po’ perché ci sono milanisti incarogniti che non gli perdonano il tradimento, un po’ perché con i piedi è un disastro, un po’ perché il ragazzo è diventato superbo. Mancini deve rimetterlo in riga (tecnica e comportamentale), però non può perderlo. Senza Donnarumma, con la Germania, ne avremmo prese dieci e adesso ci staremmo a raccontare la sconfitta più clamorosa di sempre. Perciò, un conto è spronarlo a non essere superficiale, soprattutto quando gioca la palla con i piedi, un altro è metterlo in discussione.

I problemi, lo sappiamo, stanno davanti. Se non segnano i centrocampisti, non lo fa nessuno e il gol di Gnonto, arrivato in una partita senza storia, è l’eccezione che conferma la regola. Mancini sta giocando con un’Italia più verticale perché a trarne beneficio sia Ciro Immobile, ma fino a quando non rientra non vedremo miglioramenti. Detto tutto questo e accettata una dura lezione, l’Italia è fuori dai Mondiali, ma non è da rifare.

Davanti a Donnarumma abbiamo una coppia di terzini destri di grande affidamento (Di Lorenzo e Florenzi), un centrale di prospettiva sicura (Bastoni), un esterno di corsa e qualità (Spinazzola).

In mezzo tornerà Verratti, sboccerà del tutto Tonali e riavremo la verve di Barella. Senza dimenticare Pellegrini, un autentico polivalente. Davanti con Immobile, che non si discute anche perché l’unica alternativa è Scamacca, rivedremo Chiesa e Berardi. Mi sembra una buona base da cui ripartire. Anzi, dirò di più: per provare a vincere il girone di Nations e regalarci un’altra finale a quattro. Aspettare settembre per credere. Anche se oggi non ci crede nessuno.