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L’Italia batte l’Albania (1-0, Candreva a diciotto minuti dalla fine) e sarà testa di serie al sorteggio del 17 ottobre per stabilire quale sarà l’avversaria al playoff. In attesa di saperlo, una cosa è certa: gli azzurri devono migliorare di gran lunga la propria qualità di gioco, la pericolosità offensiva e la continuità della manovra. Non sono d’accordo con quelli che hanno visto un miglioramento rispetto alla gara con la Macedonia. Anzi, contro l’Albania, Buffon è stato decisivo (seppure in una sola parata); Chiellini, nel tentativo di salvataggio (riuscito), ha rischiato un clamoroso autogol; Bonucci, ancora una volta, ha sbagliato troppi palloni. Certo, l’Albania è più forte della Macedonia e anche di Israele, ma non è una nazionale ancora competitiva rispetto a quelle che affronteremo negli spareggi. Chi per aggressività, chi per condizioni ambientali, chi per talento, chi per caratteristiche fisiche, tutti sono superiori agli avversari che ci siamo lasciati dietro nel nostro girone. 

Perciò molto resta in bilico, nella speranza che guarisca e rientri qualche assente (De Rossi, Verratti, Belotti, Pellegrini, Marchisio) e con esso si innalzi il livello tecnico e dell’esperienza in campo. Comunque, una volta raggiunto il Mondiale, conviene fin da ora non farci illusioni. Le nazionali che possono arrivare fino in fondo, cioé nelle prime quattro, sono altre: Germania, Spagna, Francia, perfino Inghilterra, tra le europee; il Brasile, dominatore assoluto del proprio girone all’italiana, tra le sudamericane. Celebrare la vittoria sull’Albania mi sembra francamente troppo. Mi astengo dal farlo per concentrarmi sulle ragioni per le quali l’Italia ha nuovamente deluso. Tutti hanno visto che in due partite (Macedonia e Albania) i due centrali di centrocampo (Parolo e Gagliardini) hanno impostato poco per non dire nulla. La spiegazione è lapalissiana: gli avversari meno dotati di noi li “marcano”, limitandone l’apporto, con l’abbassamento delle punte e il raddoppio dei centrocampisti. A quel punto, all’Italia non resta che il lancio lungo (Bonucci) o il ricorso a Insigne. Ma il napoletano è efficace quando si muove tra linee, non quando riceve palla a trenta metri dalla porta e con le spalle girate alla stessa.

Una fonte di gioco, allora, avrebbe potuto costituirla la catena di destra (Darmian-Candreva) o quella di sinistra (Spinazzola-Insigne). Meglio la prima, almeno nel primo tempo, anche se vere iniziative non sono state segnalate, tanto che Darmian è stato sostituito da Zappacosta, molto bravo ad attaccare e molto meno a difendere. Non è un caso, comunque, che il gol sia stato confezionato splendidamente da due elementi di fascia. Spinazzola è sceso sulla sinistra fin quasi in fondo, ha saltato l’uomo e ha lasciato partire un cross che ha scavalcato tutta l’area, depositandosi perfettamente sul piede di Candreva che di destro ha stoppato e poi messo sotto la traversa. Questo ragionamento sui laterali porta ad una doppia considerazione: che il 4-2-4 si adatti più naturalmente alle sovrapposizioni interne ed esterne; che creare gioco per via alternativa è possibile e auspicabile con il movimento di tutti. 

Tuttavia sul sistema di gioco persistono dei lati oscuri: due attaccanti centrali delle stesse caratteristiche (Belotti e Immobile) sono difficilmente sostenibili e meglio non è andata con la coppia Immobile-Eder. C’è sempre la sensazione che si muovano non in modo complementare (uno incontro, l’altro in profondità), ma che facciano la stessa cosa. Eder, questa volta, ci ha messo più impegno di Ciro, ma purtroppo solo quello. Ventura, alla fine, è apparso sollevato, anche se non del tutto sereno. Ha occhi per vedere e cervello per capire. Temo solo la sua presunzione e, di conseguenza, quella dei singoli che, troppe volte, si sopravvalutano (o lo facciamo noi per loro). Nel frattempo speriamo in un sorteggio agevole. In questo momento non ci resta molto altro.