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Gent.mo Procuratore, 

ho avuto modo di visionare la rubrica "lettera a un procuratore" sul web e spero possa darmi un consiglio in merito ad uno spiacevole inconveniente.

Ho iscritto mio figlio di anni 5 ad una scuola calcio locale nella categoria "piccoli amici" pagando ovviamente la relativa retta e il materiale tecnico.

Ci siamo fatti convincere dalla presentazione fatta in Settembre in cui i principi cardine dovevano essere il divertimento e lo spirito di squadra. 

Di fatto ultimamente mio figlio viene categoricamente escluso dai tornei senza essere nemmeno convocato anzi in una occasione abbiamo scoperto che il torneo è stato organizzato di nascosto e siamo venuti a conoscenza successivamente da alcune foto pubblicate da un altro genitore. 

Abbiamo chiesto spiegazioni e ci è stato riferito che si tratta di turnover ma di fatto mio figlio fa sempre parte degli esclusi e in quelle poche occasioni in cui è stato convocato ha giocato decisamente meno rispetto ai compagni. Le chiedo pertanto un consiglio su come possa muovermi considerando che il mio unico scopo è quello di vederlo felice e giocare con gli altri, ma di fatto non essendo mai presente il rischio è che venga poco coinvolto anche dai compagni.

La ringrazio anticipatamente e le porgo 

Cordiali saluti 
Paolo 



Gent.mo Paolo e cari genitori (colgo l'occasione per fare un appello a tutti grazie alla bella lettera di questo papà!), il calcio per i vostri figli deve essere per prima cosa una fonte di divertimento, un’occasione per fare sport all’aria aperta, per socializzare con altri bimbi e per crescere in un ambiente sano, ma non necessariamente competitivo. 

Come affermato nei comunicati ufficiali del Settore per l’Attività Giovanile e Scolastica, l’attività calcistica giovanile viene regolata tenendo presente in maniera prioritaria quanto riportato dalla “Carta dei diritti dei bambini” (New York – Convenzione sui Diritti del Fanciullo del 20/11/1989) e dalla “Carta dei diritti dei ragazzi allo Sport” (Ginevra 1992 - Commissione Tempo Libero O.N.U.), in modo che ad ogni bambino e bambina siano assicurati:


IL DIRITTO DI DIVERTIRSI E GIOCARE;
IL DIRITTO DI FARE SPORT;
IL DIRITTO DI BENEFICIARE DI UN AMBIENTE SANO;
IL DIRITTO DI ESSERE CIRCONDATO ED ALLENATO DA PERSONE COMPETENTI;
IL DIRITTO Dl SEGUIRE ALLENAMENTI ADEGUATI AI SUOI RITMI;
IL DIRITTO DI MISURARSI CON GIOVANI CHE ABBIANO LE SUE STESSE POSSIBILITÀ DI SUCCESSO;
IL DIRITTO DI PARTECIPARE A COMPETIZIONI ADEGUATE ALLA SUA ETÀ;
IL DIRITTO DI PRATICARE SPORT IN ASSOLUTA SICUREZZA;
IL DIRITTO DI AVERE I GIUSTI TEMPI DI RIPOSO;
IL DIRITTO DI NON ESSERE UN CAMPIONE.


Fatta la suddetta premessa, mi pare evidente che la società in cui milita suo figlio non abbia neanche lontanamente rispettato i principi sopra elencati, con l'aggravante che il ragazzino ha solo 5 anni e, pertanto, il calcio per lui dovrebbe essere inteso solo ed esclusivamente come un 
momento di svago, di gioco e di divertimento.

Che consiglio darle?

Di cambiare aria immediatamente con qualunque scusa o, ancor meglio, dicendo la verità!
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