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All’Inter le crisi durano decisamente di più, lo ha spiegato anche Luciano Spalletti, che ha voluto guardare in faccia al problema trattandolo con onestà: “L’estesa durata dipende da questioni caratteriali, non sappiamo reagire nell’immediato e a livello strutturale, come si è già detto altre volte, ci manca ancora qualcosa”. Tutto vero, Spalletti non sbaglia di una virgola. Tuttavia diventa interessante capire quali siano le cause che puntualmente innescano il tumulto. Il fattore scatenante non è soltanto uno, esitono una serie di eventi che si intrecciano e danno vita a un mostro a più teste.

LE LACUNE TECNICHE - La squadra di Luciano Spalletti, che è sicuramente superiore al Bologna - tanto per citare gli ultimi che hanno espugnato San Siro - soffre di clamorose lacune tecniche, che puntualmente emergono (e come potrebbe essere altrimenti) contro compagini più modeste. L’Inter soffre chi si chiude, patisce le maglie strette perché non ha nei piedi dei suoi centrocampisti la qualità necessaria per inventare la giocata. Non solo, tolto Keita, i nerazzurri sono privi di elementi che sappiamo saltare l’uomo con continuità, alzando il ritmo della partita. C’è di più: in ogni squadra che si rispetti c’è almeno uno specialista di calci piazzati, in giro c’è chi ne ha anche due o tre. L’Inter zero. Difficilmente gli uomini di Spalletti sbloccano il match direttamente da calcio di punizione.

CERCASI LEADER - Alle mancanze tecniche si legano i problemi di natura caratteriale cui faceva riferimento Spalletti e che in qualche modo ha ripreso Marotta. All’Inter non ci sono uomini abituati a vincere, o meglio, la maggioranza del gruppo non lo è e chi arriva si adagia. Manca uno zoccolo duro che sappia trainare i meno esperti, ma con quale autorevolezza se invischiati in rinnovi mediatici, tentate fughe o notti brave. Manca chi possa iniziare un nuovo corso facendo da esempio. Leader tecnici e spirituali, uomini alla Materazzi, Zanetti e Cambiasso. Non a caso l’idea futura è quella di riempire lo spogliatoio con profili di questo tipo, andando anche a pescare il meglio che il mercato italiano offra. Chiesa è il nome in cima alla lista dei desideri di Beppe Marotta.

SPIFFERI INSIDIOSI - Rimanendo in ambito spogliatoio, finché si vince va tutto bene, quando qualcosa inizia ad andare storto, invece, emergono gli scontenti. E si ritorna alla mancanza di leader, perché gli scontenti sono quelli che si presentano quando non c’è qualcuno di sufficientemente forte da contenerli. In questo momento all’Inter di insoddisfatti ce ne sono: amareggiati per lo scarso utilizzo o perché si sentono ai margini del progetto, sta di fatto che mettono a rischio la tenuta stagna dello spogliatoio.

LE COLPE DEL TECNICO - Ovviamente non manca qualche svista da parte di Spalletti. La scelta di Nainggolan sta finora incidendo negativamente. Il "Ninja", che doveva essere il faro del nuovo progetto nerazurro, ha steccato clamorosamente. Non solo: sono mancate anche le intuizioni e questo è grave. Prima ancora di approdare alla corte di Di Francesco, Zaniolo è passato da Spalletti, che aveva avuto modo di vederlo e addirittura convocarlo in prima squadra. La domanda è semplice: perché il tecnico giallorosso si è accorto del classe '99, facendo esordire, e Spalletti invece lo ha ignorato? Inoltre l'Inter, oggi, è una squadra che gioca male al calcio, ancora priva di identità.

PALETTO DRITTO AL CUORE - Il vampiro di Appiano, figura mitologica coniata da Spalletti per identificare il momento buio che affligge ogni anno i nerazzurri tra la fine di dicembre e gennaio, si ciba di tutto questo: lacune tecniche, insufficiente coraggio, spifferi velenosi e intuizioni errate. L’Inter è in piena crisi, c’è dentro fino al collo, adesso tocca alla società portarla fuori da queste insidiose sabbie, come ieri le ha definite Marotta, navigato dirigente che dovrà trafiggere il vampiro al petto senza alcuna esitazione. Occorre coraggio.