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Il 2-1 subito dalla Juventus sul campo del Benfica nell'andata delle semifinali di Europa League è un risultato rimediabile. A Torino ci vorrà una grande prestazione dei bianconeri, ma la qualificazione è alla portata della squadra di Antonio Conte. E anche il precedente è incoraggiante: nel 1992-93, quarti di finale di Coppa Uefa, la Juve di Giovanni Trapattoni perse all'andata in Portogallo per 2-1, e poi ribaltò il risultato al Delle Alpi, vincendo per 3-0 (e poi aggiudicandosi la coppa in finale con il Borussia Dortmund). E Conte, in quell'occasione, era in campo. 

Tornando sul match dell'Estádio da Luz, però, è doveroso sottolineare alcuni errori commessi dalla Juventus, e in particolare dal suo tecnico, pur sottolineando la caratura dell'avversario, che nella prossima stagione, nel sorteggio dei gironi della Champions League, avrà la posizione numero 5 del ranking Uefa.

Della Juve di ieri non hanno convinto quattro cose:

1) L'approccio iniziale. Pronti via e la Juve è sotto di un gol, come nell'andata dei quarti di Champions della scorsa stagione (Bayern Monaco-Juventus 2-0, gol di Alaba al 1'), come nella prima partita del girone di Champions di questa stagione (Copenaghen-Juventus 1-1, gol di Jorgensen al 14'). E' una questione di sicurezza nei propri di mezzi e di mentalità: in Europa, da questo punto di vista, Conte e la sua Juventus devono ancora crescere.
2) Mirko Vucinic titolare. Sappiamo che l'obiettivo principale della stagione bianconera è il terzo scudetto di fila, e quindi alcune scelte di formazione sono state fatte anche nell'ottica dell'impegno di lunedì contro il Sassuolo, ma in una semifinale europea l'obbligo è comunque quello di schierare la formazione migliore: perché quindi mettere il fantasma di Vucinic al fianco di Carlitos Tevez (finalmente a segno in Europa, dopo cinque anni), e non il titolare Fernando Llorente?

3) Le sostituzioni. Sulla panchina del Benfica, Jorge Jesus è stato abilissimo a fare due cambi al momento giusto, inserendo Lima (autore del gol del 2-1) e Cavaleiro, anche lui decisivo nel finale di gara. Per quanto riguarda la panchina bianconera, invece, c'è la sensazione che Conte avrebbe dovuto sostituire Vucinic (sì, proprio lui) ben prima del minuto 65', quando il montenegrino era già palesemente in debito di ossigeno almeno da dieci minuti. Poi, è anche vero che ci sono squadre nelle quali esce Cristiano Rnaldo ed entra Bale, e altre in cui esce Vucinic ed entra Giovinco, ma questo è un altro discorso, che non riguarda l'allenatore.

4) Il modulo, sempre il 3-5-2. Non si capisce perché la Juventus di Conte, che nella fase a gironi di Champions League aveva fatto una bella figura contro il Real Madrid schierandosi contro il 4-3-3, abbia limitato a quel confronto il cambio di modulo, fossilizzandosi poi sempre sul solito 3-5-2. Un modulo che, ormai è chiaro, in Europa non funziona (e lo dimostra il fatto che le squadre che nell'ultimo decennio hanno vinto la Champions League hanno adottato tutte la difesa a quattro). Se la Juventus vorrà crescere e diventare una squadra da Champions, a partire già dalla prossima stagione, il cambio di modulo sarà indispensabile. Con la conseguente necessità, va da sè, di reperire sul mercato i giocatori giusti per poter operare questo cambiamento.