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Il laboratorio Sassuolo fa bene agli azzurri. Premessa: un bravo allenatore prende un giocatore che vale 6 e lo porta a valere 7, ne prende uno da 7 e lo porta a un rendimento da 8. Un bravo allenatore migliora i giocatori che allena. Li aiuta a tirare fuori il meglio di sé, li rende consapevoli e maturi, ne alza lo status. Nell’Italia che vince e convince - tra nazionale maggiore e Under 21 - sotto la guida di Mancini e Nicolato, c’è la traccia di un bravo allenatore: Roberto De Zerbi. 

Spieghiamo: l’Italia che in quest'ultima settimana ha battuto Estonia (4-0), Polonia e Bosnia (2-0); hanno brillato due giocatori del Sassuolo, Berardi e Locatelli. Non erano scarsi prima di conoscere De Zerbi, semplicemente DZ li ha aiutati a trovare il loro posto in campo (Locatelli) e nel mondo (Berardi). 

LOCATELLI - Prendiamo Locatelli: era una promessa ai tempi del Milan (ah, i rimpianti), rischiava di rimanere uno dei tanti e invece oggi - a soli 22 anni - è un signor centrocampista che ha lasciato intuire uno spessore solido anche fuori dall'Italia, a fronte di una trentina di partite in campo internazionale. A Locatelli De Zerbi ha insegnato il «gioco di posizione», gli ha affidato la regia del Sassuolo, lo ha spinto - come più volte ha spiegato - ad essere più coraggioso nelle scelte. L’assist per Berardi l'altra sera con la Bosnia ne è un esempio. Talento, intuito, coraggio. Oggi Locatelli è un grande pivot davanti alla difesa, uno dei più promettenti in circolazione. 
BERARDI - Passiamo a Berardi. Mimmo da anni è destinato ad un salto di qualità che poi - immancabilmente - toppa. Il ragazzo ha qualità fuori dall'ordinario, gli ha sempre fatto difetto la continuità di rendimento e una certa propensione al nervosismo (non è amatissimo dai colleghi, per via dei suoi numerosi «colpi di testa» che ne hanno caratterizzato la carriera). Nel calcio, lo sappiamo, tutto si consuma in fretta. Anni fa, quando la stella di Berardi aveva cominciato a brillare, a leggere il borsino del mercato venivano i giramenti di testa. Berardi vale 40 milioni. No, a 50 non lo vendono. Ma forse a 60 ci si arriva. Lo si paragonava al giovane Mancini, che apparve all'alba degli anni ’80 a miracol mostrare: la stessa eleganza, la stessa leggerezza di tocco, la stessa consapevole superbia nel trattare tutti, pallone e avversari compresi. Tutto è sfumato, gli anni sono passati e il talento di Berardi non è ancora sbocciato. O forse ci siamo. A 26 anni: ora o mai più. Il Berardi andato a segno contro Polonia e Bosnia - al di là della pochezza degli avversari - è un giocatore più maturo, più incisivo, più determinante. E De Zerbi che c’entra? Ha sempre creduto in lui. L’ha difeso, coccolato, protetto. Gli ha fatto capire - dice chi lavora con loro - quanto sia davvero forte. E’ stato un lavoro mentale, una sorta di disciplina che poi si è tramutata - anche in campo - in prestazioni di livello. 

DE ZERBI E L'UNDER - Ma la «mano» di De Zerbi non si vede solo con la nazionale maggiore. Nell’Under 21 la stellina è Raspadori, lanciato proprio da DZ che gli ha pure preannunciato un futuro da 9 della nazionale A. E’ un centravanti anomalo per questi tempi, simile per corporatura al Kun Aguero (il suo idolo), alto poco più di uno e settanta, brevilineo, baricentro molto basso. E’ un fulmine, Raspadori. Una biscia velenosa in area avversaria. I margini di miglioramento sono enormi. A De Zerbi il merito di avergli dato fiducia e di averlo inserito in un contesto di squadra che funziona alla meraviglia. Per ultimo, Scamacca. Che con De Zerbi - due anni fa - è rimasto pochi mesi. DZ all'epoca gli preferì Boateng, ma fu onesto nel riconoscerne il potenziale. Non si pigliarono, soprattutto a livello caratteriale. Scamacca ha avuto bisogno di fare un giro largo: Cremonese, Pec Zwolle, Ascoli e Genoa. Ma il cartellino è rimasto del Sassuolo, e non può affatto sorprendere.