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Il mercato chiude il 5 ottobre e il tempo, quindi, non manca a nessuno per acquistare e soprattutto vendere, o meglio per vendere e poi acquistare. Questa, infatti, è la comune esigenza, in particolare per la crisi economica seguita al “lockdown” e in generale per il brutto vizio di vincolare giocatori e allenatori con contratti lunghi, che alla fine pesano sul bilancio e condizionano le successive trattative. Tra le tante squadre in questa scomoda situazione non fa eccezione l’Inter, anzi proprio l’Inter rappresenta il caso più clamoroso. Il patto di solidarietà che ha convinto il presidente Zhang e Conte a continuare insieme rischia infatti di essere messo in discussione se non sarà possibile esaudire tutte le richieste dell’allenatore. Tra le tante, oltre ad Hakimi, Kolarov e Vidal, c’è Kanté, anzi soprattutto Kanté, considerato determinante da Conte per completare il centrocampo, compiendo così il definitivo salto di qualità per raggiungere e superare finalmente la Juventus, ancora molto distante.

Contrariamente a quanto dicono in molti, infatti, il distacco reale tra la Juventus e l’Inter, maturato soprattutto nei due confronti diretti vinti dai bianconeri, non è stato di un punto, come dice la classifica finale, ma di 7 punti, quanti cioè separavano le due squadre quando Ronaldo e compagni si sono laureati campioni d’Italia. Il distacco numerico che rimane negli almanacchi è quindi fuorviante, perché la Juventus con il titolo già in tasca ha poi perso le ultime due partite, consentendo all’Inter un inutile avvicinamento. Ecco perché Conte deve pensare a colmare 7 punti di distacco e proprio per questo considera fondamentale Kanté, per il suo curriculum e la sua esperienza internazionale. E non a caso Ranieri, che lo ha allenato nella stagione in cui il Leicester ha vinto il suo storico titolo di campione d’Inghilterra, ha speso parole per Kanté. “Un giorno ho detto a Kanté – ha ricordato Ranieri – che prima o poi crosserà dal fondo e poi andrà a colpire di testa lo stesso pallone al centro dell’area”. E recentemente ha aggiunto: “Il mondo è fatto di terra, acqua e tutto il resto è Kantè”. Questo per dire quanto è veloce e generoso questo centrocampista di 29 anni, che ha già vinto il mondiale con la Francia, ma ha ancora voglia di vincere tanto in Italia con Conte, che lo apprezza come Ranieri da quando lo ha allenato al Chelsea. Kanté sicuramente rappresenterebbe la classica ciliegina sulla torta nerazzurra e a quel punto come minimo la squadra di Conte partirebbe alla parti con la Juventus, su questo sono tutti d’accordo, a cominciare da Capello un altro grande estimatore di Kanté.
Ma rovesciando il discorso, che Inter sarebbe senza Kanté e soprattutto come reagirebbe Conte? Premesso che l’Inter al momento non ha i 50 e forse più milioni per acquistarlo, perché come si diceva prima deve vendere Brozovic e Skriniar per fare cassa, bisogna poi vedere se e quanta resistenza opporrà il Chelsea, visto che Conte non si è lasciato bene con il club di Abramovic dopo la causa, alla fine vincente, che il tecnico ha fatto al club. Per un motivo o per altro, quindi, per le difficoltà economiche nerazzurre o per la resistenza del Chelsea, la ciliegina mancata di Kanté rappresenterebbe da un lato il termometro per misurare il valore dell’Inter in generale, dall’altro il rapporto tra Conte e la società in particolare. Ricordando la sua stizzita reazione con il successivo abbandono della Juventus al secondo giorno di ritiro, quando non fu acquistato Cuadrado che tra l’altro valeva meno di Kanté, chi può escludere che Conte non esploda di nuovo, accusando la società di non avere mantenuto le promesse ricevute nel famoso incontro pacificatore? Nell’attesa, il dubbio rimane, parallelo a quello più importante legato all’arrivo di Kanté. E allora basta aspettare per sapere se Conte sarà accontentato, oppure se dovrà rassegnarsi a non avere Kanté, come un anno fa non ha avuto Vidal e Dzeko. Con la speranza che, comunque vada, la pace con la società resista, per il bene di tutti.