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Al culmine della 25° giornata di campionato i verdetti parlano chiaro: la Juventus perde, sebbene di misura, con la Roma all’Olimpico in seguito a una prestazione opaca, lo stesso Conte la definisce una Juve “che non ha giocato da squadra”; il Napoli non ne approfitta nel confronto domiciliare con una Samp attenta ma tutt’altro che strepitosa, l’Inter con tutte le attenuanti del caso viene annichilita e umiliata da una Fiorentina supersonica e, (poco) dulcis in fundo, la Lazio ne prende tre al Franchi di Siena senza un accenno di reazione sul piano del gioco, giusto qualche lampo di un Ederson redivivo e di Hernanes su punizione.

Certo, anche la Lazio le sue (poche) attenuanti le ha: l’assenza di Ledesma, metronomo del centrocampo nel sistema di gioco di Petkovic, è preoccupante. Senza l’argentino a dettare i ritmi della manovra, la Lazio è una squadra non solo senza equilibrio tattico, ma del tutto disorganizzata. Petkovic aveva azzardato anche una sorta di assetto speculare al 3-4-2-1 di Iachini con Gonzales come vice-Ledesma davanti alla difesa, prontamente trasformato in un più sensato 4-4-2 e/o 4-4-1-1 con Floccari rifinitore e Kozak prima punta, arretrando Hernanes per dare una mano in fase di ripiegamento, con l’ex paulista in sensibile difficoltà. Onore al merito comunque di un grande Siena che sta dimostrando partita dopo partita di credere nella salvezza e soprattutto credere nei suoi grandi mezzi, un tecnico preparatissimo come Iachini in primis e un mercato azzeccatissimo grazie all’operazione Emeghara: prestito gratuito(!) dal Lorient con diritto di riscatto fissato a 3 milioni.

I fatti dunque dimostrano con incontrovertibile evidenza che le coppe influenzano pesantemente il rendimento delle italiane in campionato. In seguito agli impegni infrasettimanali di Champions ed Europa League si verifica una preoccupante dissipazione di energie psico-fisiche. Il cedimento muscolare e d’ossigeno è un alibi che francamente regge poco: anche se a qualificazione acquisita, dopo il penultimo turno di coppe,  il 9 dicembre 2012 la Juve andava a vincere a Palermo e Inter e Napoli davano vita a una battaglia giocata colpo su colpo, la Lazio pareggiava con un gagliardo Bologna. L’abulia mostrata in particolare da Inter e Lazio rispettivamente contro Fiorentina e Siena (ultima in classifica) ha capi d’imputazione innegabilmente più psicologici che fisici. Zanetti non può avere più energie di Kovacic o Guarin, Kuzmanovic non ha giocato col Cluj. La Lazio nel Mönchengladbach ha incontrato un avversario più ostico, ma con la Lazio i Konko, i Gonzales, i Candreva etc. hanno corso per tutta la partita. Evidentemente c’è un problema mentale. Cambia l’obiettivo, cambia il sistema di gioco, cambia il contesto in toto e le squadre vanno in tilt. Una confusione tattica da parte dei tecnici negli schieramenti e un blackout psicologico nelle teste dei giocatori, senza peraltro voler delegittimare i meriti degli avversari. 

Occorre segnalare in conclusione errori macroscopici da parte dei tecnici italiani nell’approccio psicologico alle gare di campionato post-coppe. Errori dettati certamente dall’inesperienza degli allenatori nella gestione multipla degli impegni, errori che se sottovalutati potrebbero rivelarsi fatali da qui alla fine dei giochi quando cioè i rispettivi obiettivi di Juve, Napoli, Lazio e Inter, corsa scudetto, qualificazione Champions e Coppa Italia, potrebbero venir drasticamente disattesi.